-Signora, allora ha fatto il laser agli occhi?
-Sì e noto già un notevole miglioramento, per esempio finalmente ora vedo che lei ha gli occhi scuri.
-......
-Ma lei ha gli occhi scuri vero?
- ....ehm.....
mercoledì 18 giugno 2014
giovedì 12 giugno 2014
Mondiali 2006
“Il 9 luglio suoniamo alla festa
dell'Unità di....., è una domenica, se vuoi venire danno da
mangiare gratis pure a te.”
Ecco sfatiamo subito il mito che essere
la ragazza di un musicista è una gran bazza, di solito si passano
ore in posti sperduti in attesa che questi poveretti, che magari sono
pure bravi, suonino davanti a quattro gatti per un compenso che a
malapena copre le spese della benzina. Però una cena gratis a una
festa dell' unità nel modenese era più di quel che mi aspettassi
perciò ho accettato con l'entusiasmo di cui sono sempre stata
capace: “Ok, se non ho di meglio da fare vengo con te.”
In quell' estate del 2006 Carlo era il
bassista di Mirco Mazzacani, no non è un nome d'arte, cantautore
reggiano il cui cavallo di battaglia si intitolava “La canottiera”,
chiaramente un genio incompreso.
Ma i musicisti, si sa, vivono nel loro
mondo e nessuno aveva fatto caso che quella sarebbe stata la serata
della finale dei mondiali di calcio e soprattutto nessuno pensava che
l'Italia sarebbe arrivata in finale con la Francia...
“Ma suonate lo stesso?”
“Certo, perché non dovremmo?”,
rispondeva il bassista integerrimo,
“Ma saran tutti a veder la partita,
non verrà nessuno”, gufavo io.
“Ci sarà uno schermo alla festa, noi
suoneremo dopo, anzi, ci sarà pure più gente.”
“A me sembra strano ma se lo dici tu
che sei del giro.”
La festa dell'Unità di...consisteva in
un palchetto con davanti una decina di sedie e un tendone con tre
quattro tavolate sull'argine del fiume.....praticamente un
zanzarificio.
Arriviamo presto, i musicisti si sa
mangiano prima.....”sì ma prima di chi che qui ci siam solo noi?”,
cioè quelli del gruppo, ioe un'altra ragazza, due zdoure in cucina,
due signori all'organizzazione e un paio di ragazzotti disperati,
precettati per servire i fantomatici clienti della serata.
Ai musicisti si sa, mica piace il
calcio, ma non c'era davvero nulla da fare, neanche un mazzo di carte
quindi tutti davanti allo schermo ad aspettare che finisca per poter
iniziare lo spettacolo, quello serio, roba che al primo gol della
Francia eran quasi contenti e quando l'Italia ha pareggiato lo
spettro dei tempi supplementari è calato su di noi.
“Ma suonate anche se fanno i
supplementari e i rigori? Finirà tardissimo, e poi comunque qui non
c'è nessuno.”
“Certo che suoneremo”, rispondeva
il bassista integerrimo, “e poi ci han già pagato e la gente verrà
dopo la partita.”
“Ma per quel che vi pagano glieli
potete pure ridare e possiam pure pagare la cena, qui prima di
mezzanotte non cominciate, domani si lavora e poi non c'è proprio
nessuno.”
Niente da fare, 1-1, tempi
supplementari, testata di Zidane, finalmente ai rigori, io non ne
potevo più, mi sarei buttata nel fiume con un amplificatore al
collo.
Alé, Italia campione del mondo, i due
ragazzotti cominciano a saltellare, le zdoure stanno asciugando le
pentole, i musicisti si alzano per sistemare gli strumenti sul palco,
presumo che nel resto del paese ci siano caroselli, auto che
strombazzano, gente che urla e fa il bagno nelle fontane ma lì,
sull'argine del.....non si sente nulla.
Mi suona il telefono, è Julien dalla
Francia: “Congratulations, vous-etes champions!!!!” Lo sentivo
malissimo, avevano perso ma probabilmente stavano comunque
festeggiando. “Alors tu va feter? Mais je n'entends rien? T'es où?”
mi dice con la voce sospresa di chi pensava di ascoltare un vero
casino all'italiana, “Laisse tomber” “Lascia perdere” gli
dico io e taglio corto perché vedo che Carlo dal palco mi sta già
guardando malissimo, del tipo “Beh, cosa fai? Telefoni mentre noi
stiamo per suonare?”
E' mezzanotte passata, l'Italia è
campione del mondo e sul palco il mio bassista è concentratissimo e
penso che in fondo quando suona è proprio carino, e finalmente Mirco
Mazzacani intona: “La canottiera è sempre in fondo alla lista, da
qualcuno è malvista, guai a chi ce l'ha”.
(dai miei compiti per la Scuola media di scrittura emiliana)
giovedì 29 maggio 2014
Il mestiere di vivere
L’unica gioia al mondo è
cominciare.
È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità – si vorrebbe morire
Cesare Pavese
È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità – si vorrebbe morire
Cesare Pavese
venerdì 23 maggio 2014
"Tutta
la nostra vita, anche se facciamo del nostro peggio per dimenticarlo, è
un'occasione senza possibilità di replica, che sovente sprechiamo. Ma
almeno, alcuni di noi possono dirlo: abbiamo vissuto e sprecato. A un
certo punto abbiamo smesso di credere al nostro splendore e ci siamo
accomodati in platea ad assistere. O abbiamo continuato a giocare e
rischiare e siamo stati chiamati folli, criminali
perfino. Non ci sono altri modi per guardare le cose: la vita stessa è
una sentenza. Quel che non siamo stati non potevamo essere. Ogni altra
considerazione è un alibi, uno sfregio alla logica, ma soprattutto una
perdita di tempo. Di fronte allo stato delle cose le soluzioni
alternative non si trovano nel passato, ma nel futuro."
(Gabriele Romagnoli - "Domanda di grazia")
(Gabriele Romagnoli - "Domanda di grazia")
venerdì 2 maggio 2014
Gli aggettivi sono importanti........
"Non son negativo, le ho detto io, son sociopatico.
Sociopatico, mi ha detto lei, e cosa significa?
Come psicopatico, le ho detto.
Solo, le ho detto, psicopatico è uno che ha dei problemi qui, le ho detto, e mi sono toccato le tempie con due mani.
Sociopatico invece, le ho detto, è uno che ha dei problemi qui, e ho allargato le braccia a indicare il vasto mondo circostante."
(da "Si chiama Francesca, questo romanzo" di Paolo Nori)
Sociopatico, mi ha detto lei, e cosa significa?
Come psicopatico, le ho detto.
Solo, le ho detto, psicopatico è uno che ha dei problemi qui, le ho detto, e mi sono toccato le tempie con due mani.
Sociopatico invece, le ho detto, è uno che ha dei problemi qui, e ho allargato le braccia a indicare il vasto mondo circostante."
(da "Si chiama Francesca, questo romanzo" di Paolo Nori)
