domenica 1 maggio 2011

E allora noi vili

E allora noi vili

che amavamo la sera

bisbigliante, le case,

i sentieri sul fiume,

le luci rosse e sporche

di quei luoghi, il dolore

addolcito e taciuto -

noi strappammo le mani

dalla viva catena

e tacemmo, ma il cuore

ci sussultò di sangue,

e non fu più dolcezza,

non fu più abbandonarsi

al sentiero sul fiume -

- non più servi, sapemmo

di essere soli e vivi.

C. Pavese

sabato 19 febbraio 2011

Farewell to the Court



 
  Like truthless dreams, so are my joys expir'd,
And past return are all my dandled days;
My love misled, and fancy quite retir'd--
Of all which pass'd the sorrow only stays.

My lost delights, now clean from sight of land,
Have left me all alone in unknown ways;
My mind to woe, my life in fortune's hand--
Of all which pass'd the sorrow only stays.

As in a country strange, without companion,
I only wail the wrong of death's delays,
Whose sweet spring spent, whose summer well-nigh done--
Of all which pass'd only the sorrow stays.

Whom care forewarns, ere age and winter cold,
To haste me hence to find my fortune's fold.

Sir Walter Raleigh

giovedì 17 febbraio 2011

Cuarto de confinamiento

L'altra sera stavamo cenando nel patio, 2 francesi, un tedesco, uno spagnolo (sí come nelle barzellette), conversazione interessante e poliglotta, una buona insalata, vino...a un certo punto un botto potente piuttosto vicino, ci guardiamo...
Secondo botto, molliamo la forchetta e ci fiondiamo nel cuarto de confinamiento.
Quando si lavora con MSF si ha l'abitudine di imbalzarsi in una mega cassa chiusa che contiene viveri in caso di emergenza, ogni missione ne ha una, adattata al contesto: in Abkhazia era piena di vodka e sigarette, in Burundi di Nutella, qui siccome il logista fuma di sigarette.
Insomma, in questa stanza ci ritroviamo in 7, dopo aver chiamato il norvegese che con la sua musica a palla non aveva sentito un cazzo, e dire che era dietro l'angolo davvero, qualcuno seduto e quelli dal lato della finestra sdraiati a terra, non molto comodo ma vabbé.
Si sparano e si bombardano per 20 minuti buoni, i capi coi telefoni iniziano il giro di chiamate, uno a Bogotá per avvisare della situazione, uno a Toronto, e uno a Tame per vedere che tutto lo staff fosse nelle proprie case.
Il Capo Missione: "a Mogadiscio era cosí tutte le sere"
Il Capo dei Capi di Toronto: "cazzo, per una volta che mi stavo mangiando una insalata"
Il medico tedesco: "ecco, ora ci prendiamo tutti la TUA tubercolosi"
Aspettiamo 30 minuti dalla fine dell'hostigamiento e usciamo dalla stanza, senza fare una piega ci ridirigiamo nel patio, scrolliamo le formiche dalle nostre forchette e ci rimettiamo cinicamente a mangiare e a sparare cazzate.
La prima cosa che faccio io é mandare un sms e mi si risponde "beh, non puoi dire di esserti annoiata!"
Questa é la prova che siamo Matti Senza Frontiere
PS
Io, a 36 anni suonati, avevo un unico terrore: se succede qualcosa i miei mi fanno il culo!!!!

venerdì 14 gennaio 2011

Vi ricorda qualcuno?

L'io collettivo è guidato ad autodeterminarsi e ad esprimer sé molto più da gli istinti o libidini vitali, cioè in definitiva da Eros, che non da ragione o da ragionata conoscenza. Questo non ovunque, non sempre, ma di certo ove la gora del divenire si ristagna: e dove s'impaluda nelle sue giacenze morte la storia e la “evoluzione” del costume. [...]

In cotesti lachi di storia grossa, ivi Eros ammolla, e più facilmente infracida e bestialmente gavazza. E bada: non significo nel nome di Eros una pratica e spicciola e dirò comune dissolutezza e del dire e del fare [...] Vo intendere tutt'al contrario la sicinnide, e l'orgia bacchica di tutti i sussulti affettivi non mediati: quando il modo ne venga recato a canone, a paradigma e a sistema di vita. (Presunzione di dementi e di malfrullate: asini che si credano Mosè: facili affetti, facili parole, bona intenzione che non la costa nulla, subita avidità degli onori e de'guadagni cavandoli dal sangue fraterno; spedienti criminali da indorar la vulva alla ganza o da magnificare per marmora i'pproprio cesso: fede [finta] ne' vangeli contraddittori l'uno dell'altro: libidini travestite di patria[...]).

ANALISI DELLA FOLLIA NARCISSICA

Il folle narcissico (o la folle) è incapace di analisi psicologica, non arriva mai a conoscere gli altri: né i suoi, né i nemici, né gli alleati. Perchè? Perchè la pietra del paragone critico, in lui (o in lei) è esclusivamente una smodata autolubido. Tutto viene relato alla erezione perpetua e alla prurigine erubescente dell'Io-minchia, invaghito, affocato, affogato di sé medesimo. Codesta auto-foja gli (o le) inibisce di instituire un giudizio di merito quale si voglia [...] gli adulatori sono tenuti per geni: e per commilitoni pronti a morire col padrone, anzi prima di lui facendo scudo del loro petto ecc. ecc.[...]

Intolleranza delle persone di spirito e de'giornali umoristici e in genere di tutte le correnti critiche del pensiero e delle lettere: e delle relative espressioni. Proibite le scritture divertenti, represso il teatro allegro (mordente, piccante, felicimente irridente, porconante, frizzante) con la scusa della morale, e talvolta della religione. [...]

2) seconda caratterizzazione aberrante, e analoga alla prima, anzi figliata da lei, è la loro incapacità alla costruzione etica e giuridica: poiché tutto l'ethos si ha da ridurre alla salvaguardia della loro persona, che è persona scenica e non persona gnostica ed etica, e alla titillazione dei loro caporelli, in italiano capezzoli: e all'augmento delle loro prerogative, per quanto arbitrarie o dispotiche, o tutt'e due.

Il loro “costume” è una torre o colonna o piramide salomonica che ha da sostentare il mostruoso colosso di porfido della loro imagine integrale, che da loro è sentita come iperfallo integrale: di porfido.

Lo jus per loro è il turibolo: religio è l'adorazione della loro persona scenica; atto lecito è unicamente l'idolatria patita ed esercitata nei loro confronti; crimine è la mancata idolatria. [...]

6) La menzogna narcissica è la nota dominante del pensiero, della parola e dell'atto. In genere la proposizione del narcisista ha sempre un carattere inesorabilmente asseverativo, è controdistinta da una violenza e direi da una lucidità di saproe spiccatamente pragmatico: essa non conosce la perplessità cogitante e la disgiunzione dialettica [...] Consiste nel negare una serie di fatti reali che non tornano graditi a messer “Io” Tacchino e nel dare come esistenti in cassa una serie di imagini e fantasie delle quali morbosamente si compiace come di diplomi legalmente dovutigli.

[...] Soccorrendoli una totale mancanza di imaginativa e di coltura e di perspicacia, essi vedono nella moralità ufficiale e verbale dell'ora, dell'ora di salive della loro epoca e del loro luogo, del clima storico e topico in cui vivono stipati nel pozzo cemeteriale come acciughe in barile, vedono non tanto una legge da dibattere, da sancire, da osservare, da praticare e una gute Wille da partecipare; ma piuttosto un mezzo da magnificar sé medesimi, una nuova penna da infilarsi nel loro sedere di Tacchini, la penna illustre e universalmente lodata della moralità, della “eticità”. [...]

13) Il contenuto del pragma narcissico, l'ho già detto per incidente, è una protensione scenica, una protuberazione teatrata: è cioè limitato a quel groppo di portamenti e di gesti che ponno attuare la relazione (ottica, acustica)con la desiderata platea, che soli posssono procurarti l'applauso. [...] Sul palco, sul podio, la maschera dello ultraistrione e del mimo, la falsa drammaticità de'ragli in scena, i tacchi tripli da far eccellere la su'naneria: e nient'altro.

14) Ne consegue la esibizione fisica; dico la esibizione del corpo, del proprio e tronfio, e di quello delle “giovani generazioni”, la cui moltiplicata bellezza è veduta ed esibita come propria. [...]

18) Il folle narcissico e'desidera e brama le carte stampate, per quanto coartate e vane, i giornali magnificanti le su'glorie, e de'sua. La cosiddetta “civiltà contmporanea”, in realtà sudicia e inane verbosità, ha reso inetti i cervelli di miliardi di uomini a esercitare la benchè minima funzione critica nei confronti della carta stampata [...] Quello magari mente a tutto ispiano, con lingua e fronte di consumato magnificatore. Ma: “Io sono i'tu'giornale e tu non avrai altro giornale avanti di me”.


C.E.Gadda, Eros e Priapo (1945)

venerdì 31 dicembre 2010

El doliente

Pasarán estos días como pasan

todos los días malos de la vida
Amainarán los vientos que te arrasan
Se estancará la sangre de tu herida


El alma errante volverá a su nido
Lo que ayer se perdió será encontrado
El sol será sin mancha concebido
y saldrá nuevamente en tu costado


Y dirás frente al mar: ¿Cómo he podido
anegado sin brújula y perdido
llegar a puerto con las velas rotas?


Y una voz te dirá: ¿Que no lo sabes?
El mismo viento que rompió tus naves
es el que hace volar a las gaviotas


Oscar Hahn (Cile)

Buoni propositi

Visto che quelli dell'anno scorso sono quasi tutti finiti nel cesso, a parte la crema sulle mani e lo spagnolo, quest'anno eviterò la lista, limitandomi solo a dire che devo SMETTERLA.....di fare cazzate, di inseguire quello che non avrò mai, di non accontentarmi....e via dicendo....ci siam capiti no?
Aspettiamoci il peggio sperando per il meglio.
Auguri

giovedì 2 dicembre 2010

Istruzioni per non essere creativi

di
Maurizio Ferraris
Convegno OpLePo/OuLiPo: Il potere del potenziale
Napoli 9-13 novembre 2010

La nostra società vive nel mito della creatività, al punto che c’è addirittura una figura professionale, il creativo, che mi sembra degna di un romanzo di Achille Campanile, e che suggerisce (per restare nel genere) una variante alla vecchia gag dei Fratelli De Rege: «Vieni avanti, creativo!». La situazione è lievemente surreale. Quando in certi ambienti si dice “faccio il creativo” nessuno ride, mentre penso che tutti riderebbero se uno dicesse “faccio il pensatore” o magari “faccio il genio”. Curioso, no? Il mito della creatività, mi sembra, ha fatto grandissimi danni, dall’arte alla finanza (creativa), gettando discredito su tutto il duro e grigio lavoro che sta dietro non solo al genio, ma anche semplicemente a una persona decente. Visto che non sono creativo, ho pensato di scrivere un decalogo, come il Creatore. Ma poiché non sono proprio per niente creativo, l’idea di queste regole (o meglio antiregole) è copiata da un bellissimo libro di parecchi anni fa, le Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick.

1. Non pensate a un elefante rosa. Ovviamente, ci avete pensato. Chiedere di diventare creativi non è diverso, e proporre un metodo per diventare creativi non sembra diverso dall’ordine di disobbedire o dall’ingiunzione di essere naturali. E proprio come quando ti dicono di essere naturale incominciano le palpitazioni, le orticarie e i sorrisi tirati (ti verrebbe voglia di dire che no, che tu sei artificiale), così alla ingiunzione del creare vien voglia di opporre una resistenza passiva: io no, non creo, neanche sotto tortura.

2. Andate a scuole repressive. Mi è capitato di leggere il sito di un tizio che se la prendeva con la scuola, dicendo che frustra la creatività. Una storia già sentita tante volte (cioè ben poco creativa), e che non spiegava come mai tanti creatori siano sorti in passato, cioè in epoche di scuole terribilmente repressive. Il bello è che quel tizio che se la prendeva con la scuola ne aveva aperta a sua volta una. In ogni caso, la repressione aguzza l’ingegno, mentre l’esortazione a essere creativi è paralizzante.

3. Non esagerate con le idee. Hegel ha detto una volta una cosa terribilmente vera: le idee sono a buon mercato come le mele. In proposito, mi hanno raccontato un aneddoto, non so quanto vero, ma che esprime bene quello che voglio dire. Una volta un tale incontrò Einstein e gli disse: «Io mi sveglio alla mattina alle cinque e annoto le idee». E Einstein: «Io no. Sa, io di idee ne ho avute al massimo una o due».

4. Copiate, non create. Il segreto della creatività è un segreto di Pulcinella. Per diventare creativi bisogna fare il contrario di quello che consigliava quel tale della scuola della creatività; bisogna copiare, copiare e ancora copiare. Quando tutto quello che abbiamo copiato ci uscirà dagli occhi, quando ogni verso, ogni nota, ogni disegno ci sembrerà una citazione, ecco che saremo dei creatori o (almeno) non saremo dei ripetitori. Questo non vale solo nell’arte, ma nella vita, dove (fateci caso) il più delle volte i principianti ripetono schemi già visti, proprio come gli autori inesperti adoperano frasi fatte. Il punto è molto semplice, e l’ha enunciato una volta Umberto Eco: si sbaglia ad associare il genio alla sregolatezza; il genio non ha meno regole degli altri, ne ha molte di più.

5. Inventariate, non inventate. Per copiare, l’inventario e il catalogo sono una grande risorsa, lo sapevano già i latini. ‘Inventio’, in latino, vuol dire due cose: l’idea che sembra sorgere dal nulla, l’invenzione dell’inventore, e quella che viene trovata in un repertorio (“inventio” era anche inventariare, trovare i luoghi comuni buoni per fabbricare discorsi retoricamente persuasivi). Ora, non c’è niente che aiuti a inventare tanto quanto lo è l’inventariare, per esempio con il fasto alessandrino offerto oggi da Internet. E se proprio non si riesce a inventare, si ha almeno la consapevolezza che certe pretese invenzioni sono vecchie come il cucco.

6. Classificate, non costruite. Questo principio discende direttamente dal precedente. Che fastidio, dopotutto, i creatori, e che piacere, invece, i classificatori, che mettono ordine nella massa di quello che c’è prendendo a modello il motto del Monsieur Teste di Paul Valéry: Transit classificando.

7. Esemplificate, non semplificate. Diceva Leibniz: chi abbia visto attentamente più figure di piante e di animali, di fortezze o di case, letti più romanzi e racconti ingegnosi, ha più conoscenze di un altro, anche se, in tutto quello che gli è stato dipinto o raccontato, non ci fosse una sola cosa vera. Gli esempi sono una grande e lussureggiante risorsa, e sono il bello della cultura, che dunque non paralizza la creatività, ma la rende possibile.

8. Cercate oggetti e non soggetti. Diceva Amleto: «Ci sono più cose fra la terra e il cielo che in tutte le nostre filosofie». E Rilke: «Loda all’Angelo il mondo, mostragli quello che è semplice, quel che, plasmato di padre in figlio, vive, cosa nostra, alla mano e sotto gli occhi nostri. Digli le cose. Resterà più stupito». Gli oggetti che popolano la nostra vita sono un universo di esempi concreti, e in più non praticano (in genere) le mistificazioni e automistificazioni dei soggetti. A guardarli bene, c’è da trarne una quantità di idee e di soluzioni, o, mal che vada, si possono riempire pagine e pagine come fa Balzac quando non sa come andare avanti con i suoi romanzi.

9. Mandate al creatore i creativi. Non in senso maligno, ma così, alla buona, che se li goda Lui, noi ci teniamo i banali e i ripetitivi.

10. Fate un monumento a Bouvard e Pécuchet. Con l’inflazione di creativi, il non-creativo è una bestia rara, da cercare con il lanternino, e magari da ammirare e da riverire. Propongo dunque un monumento a Bouvard e Pécuchet, i due più grandi eroi di Flaubert, i due copisti per eccellenza, e raccomando a tutti la lettura di un magnifico libro del filosofo Marco Santambrogio: Manuale di scrittura (non creativa), uscito due anni fa da Laterza.