venerdì 14 giugno 2013

Le città e il deserto 1



Arrivando dal deserto, con gli occhi acciecati dal sole, Dubai si fa strada docilmente nella foschia dovuta al calore e alla sabbia sollevata dal vento.
Solo quando ci si è dentro se ne capisce la vera essenza.
Gli abitanti passano da un edificio all’altro, dalla casa all’auto, all’ufficio, al centro commerciale limitando il più possibile il contatto conl’esterno, come se ne avessero paura, come una farfalla che fa di tutto per non uscire dal bozzolo.
Cosi’ facendo possono fingere di essere ovunque, un ristorante italiano, un finto suq marocchino, l’acquario, il pattinaggio, l’edificio più alto del mondo.
Ma quando vedi la sabbia farsi largo fra i grattacieli cogli l’avvertimento della natura che prima o poi si riprenderà quel luogo.

venerdì 3 maggio 2013

Arabia Felix

La prima cosa che si nota arrivati in Yemen è la simpatica usanza che hanno gli uomini di girare con un coltellazzo attaccato alla cintura, pardon una "jambyia".
Quel che mi incuriosisce non è il portare questo chiaro simbolo fallico ma portarlo appunto proprio sopra il pacco, ma non dà fastidio avere un coltello che ti batte sul pisello? (che poetessa che sono).
Ho detto al mio capo:
"non sarebbe più comodo spostarla di lato come la pistola?"
"no, spesso han pure la pistola"

La seconda cosa è il masticare qat, non mi soffermo sulla discussione "droga o non droga" ma vedere nel pomeriggio questi qui con una guancia gonfia come quella di un criceto con un ascesso a un dente è fenomenale, in Somalia ne mettono in bocca una quantità molto minore....mah.
Last but not least: per la città girano orde di Barbanera, no, non Barbamamma che ha le curve sinuose e gli occhi truccati, degli informi, anonimi, non pelosi Barbanera......sarà un paese affascinante ma a me 'sta cosa fa incazzare un bel po'.


mercoledì 24 aprile 2013

Dress code

In breve: maniche lunghe, pantaloni larghi o gonna, niente sopra la caviglia, niente di attillato.
XXX: portati un completo "conservative style" per incontri con ministri o sheikh, per il resto non c'e' bisogno di coprirsi la testa (in generale) a meno che tu non sia giovane, bella, e con chioma fluente.
ZZZ: colori scuri only. Sono abituati all'abaya e lo staff e' molto attento al dress code: niente trasparenze, niente forme, niente colori, niente che possa attirare troppo l'attenzione.
YYY: ok per i colori, piu' liberal in generale anche se comunque e' meglio non lasciare braccia o gambe scoperte per evitare malintesi. Fa parecchio caldo in Aden.

In generale comunque i principi da ricordare sono:

- Trova qualcosa in cui stai comoda.

- Considera che non sono proprio abituati a vedere le donne. E' piu' facile cominciare un po' piu' coperta all'inizio, ed essere piu' riliassati dopo che lo staff ti conosce. Sta a te decidere se gli sguardi incuriositi ti infastidiscono e a che punto ma sicuramente una maglietta a maniche corte in ZZZ fa l'effetto di un bikini in centro Milano.  

- Se possibile, evita l'abaya. E' un simbolo di femminilita' e la femminilita' in WWW viene con altre caratteristiche che non ci aiutano a lavorare (non lavorare, per esempio, ma anche non parlare in pubblico, non dare ordini ad un uomo, non poter far funzioni di rappresentazione, etc)

- E last but not least: anche il dress code e' uno spazio politico che si puo'/ deve negoziare.



Cazzo! Fortuna che mi hai scritto, in pratica devo rifarmi il guardaroba.
Ti faccio due domande sceme ma per essere sicura:
- niente casacca larga sui jeans? (cioè che copre fino al culo)
-che è per te un completo conservative style?????
-ho una simil abaya presa appunto in siria la porto comunque?
-per le scarpe? chiuse o sandali ok?


 Casacca lunghezza culo sui jeans (non troppo stretti pero' 'sti jeans, eh?)va bene a XXX ed YYY, ma non in ZZZ.

Abaya: portala gia' che ce l'hai che puo' sempre tornare utile.

Scarpe: quelle che vuoi ma meglio avere comunque un paio chiuso nel caso di un incontro con i "saltimbanchi" o gli Amanti dei Quadrifogli, che sono parecchio foot fetishist e se hai i sandali ti obbligano a mettere le calze. 


Questi sono i momenti in cui mi chiedo: "ma chi cazzo me lo ha fatto fare?"

sabato 22 dicembre 2012

Diario di un dolore

"(...)Non è un'assenza localizzata. Se ci venisse proibito il sale, probabilmente non ne sentiremmo la mancanza più in una pietanza che in un'altra. Tutto il cibo sarebbe diverso, ogni giorno, ad ogni pasto. Ora è lo stesso. E' l'atto di vivere che è diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si estende sopra ogni cosa. No, non è del tutto vero. C'è un luogo dove sento la sua assenza in modo localizzato, ed è un luogo che non posso evitare. Il mio corpo. Quando era il corpo dell'amante di H. aveva ben altra importanza. Adesso è come una casa vuota. (...) E il dolore assomiglia sempre alla paura. Forse, più esattamente, alla tensione. O all'attesa: andare su e giù in attesa che succeda qualcosa. Dà alla vita una sensazione di perenne provvisorietà. A che scopo cominciare qualcosa? Non ne vale la pena."


C.S. Lewis

mercoledì 29 agosto 2012

Nostra signora del disordine

Stiamo sempre a riempire e vuotare scatole
spostare i vestiti negli armadi
portare qualcosa in soffitta o in cantina

così sembra di traslocare di continuo
anche se viviamo nella stessa casa

tu non sei mai soddisfatta e io
non capisco non ti capisco più

abitare non significa
che gli oggetti hanno ognuno il giusto posto
piuttosto
che dovremmo averlo noi


(Francesco Tomada)

domenica 3 giugno 2012

Voudou girl......

Erzulie è la divinità femminile per eccellenza, associata all'amore e alla bellezza, al matrimonio, al lusso e alla danza. Secondo la tradizione indossa tre fedi nuziali, una per ognuno dei suoi tre mariti: Damballa, Agwe e Ogun ed è generalmente simboleggiata da un cuore e legata ai colori rosa, blu, bianco e oro. Erzulie rappresenta, in sintesi, l'essenza della femminilità e della compassione ma non le è estraneo anche un lato oscuro espresso dalla gelosia e dal vizio, degenerazione del sentimento amoroso. Durante i riti Vodon le donne impossessate dalla dea cadevano in uno stato di trance per mezzo del quale simulavano complessi rituali di corteggiamento e seduzione diretti verso tutti gli uomini presenti all'evento, le donne invece venivano schivate in quanto rivali. Erzulie veniva venerata inoltre -similmente alle altre divinità- attraverso il rito del sacrificio durante il quale i fedeli offrivano alla dea gioielli, profumi o anche biscotti dolci.
È noto anche che l'omosessualità veniva spiegata, da chi praticava il Vodun, come il potente influsso o la possessione di un uomo da parte di Erzulie.



In Vodou, Baron La Croix (French for "Baron of the Cross"), or Bawon Lakwa in Kreyol, is one of the Guédé, a Loa of the dead and sexuality, along with Baron Samedi and Baron Cimetière. He is the ultimate suave and sophisticated spirit of Death - quite cultured and debonair. He has an existential philosophy about death, finding death's reason for being both humorous and absurd. Baron La Croix is the extreme expression of individuality, and offers to you the reminder of delighting in life's pleasures. Live happy and live well, for even the most rich and talented, or the most poor and resourceful people are not spared the ultimate universal experience - Death. Baron La Croix is also well known in the religion of Manimyzame, and more widely referred to as Lakwa.

mercoledì 30 maggio 2012

Una vita all'istante

Una vita all'istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena

Mal preparata all'onore di vivere,
reggo con fatica il ritmo dell'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbotonato in corsa-
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.


Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).


Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.


Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto. 




Wislawa Szymborska