"(...)Non è un'assenza localizzata. Se ci venisse proibito il sale,
probabilmente non ne sentiremmo la mancanza più in una pietanza che in
un'altra. Tutto il cibo sarebbe diverso, ogni giorno, ad ogni pasto. Ora
è lo stesso. E' l'atto di vivere che è diverso in ogni momento. La sua
assenza è come il cielo: si estende sopra ogni cosa. No, non è del tutto
vero. C'è un luogo dove sento la sua assenza in modo localizzato, ed è
un luogo che non posso evitare. Il mio corpo. Quando era il corpo
dell'amante di H. aveva ben altra importanza. Adesso è come una casa
vuota. (...) E il dolore assomiglia sempre alla paura. Forse, più
esattamente, alla tensione. O all'attesa: andare su e giù in attesa che
succeda qualcosa. Dà alla vita una sensazione di perenne provvisorietà. A
che scopo cominciare qualcosa? Non ne vale la pena."
C.S. Lewis
sabato 22 dicembre 2012
mercoledì 29 agosto 2012
Nostra signora del disordine
Stiamo sempre a riempire e vuotare scatole
spostare i vestiti negli armadi
portare qualcosa in soffitta o in cantina
così sembra di traslocare di continuo
anche se viviamo nella stessa casa
tu non sei mai soddisfatta e io
non capisco non ti capisco più
abitare non significa
che gli oggetti hanno ognuno il giusto posto
piuttosto
che dovremmo averlo noi
(Francesco Tomada)
spostare i vestiti negli armadi
portare qualcosa in soffitta o in cantina
così sembra di traslocare di continuo
anche se viviamo nella stessa casa
tu non sei mai soddisfatta e io
non capisco non ti capisco più
abitare non significa
che gli oggetti hanno ognuno il giusto posto
piuttosto
che dovremmo averlo noi
(Francesco Tomada)
domenica 3 giugno 2012
Voudou girl......
Erzulie è la divinità femminile per eccellenza, associata all'amore e
alla bellezza, al matrimonio, al lusso e alla danza. Secondo la
tradizione indossa tre fedi nuziali, una per ognuno dei suoi tre mariti:
Damballa, Agwe e Ogun
ed è generalmente simboleggiata da un cuore e legata ai colori rosa,
blu, bianco e oro. Erzulie rappresenta, in sintesi, l'essenza della
femminilità e della compassione ma non le è estraneo anche un lato
oscuro espresso dalla gelosia e dal vizio, degenerazione del sentimento
amoroso. Durante i riti Vodon le donne impossessate dalla dea cadevano
in uno stato di trance
per mezzo del quale simulavano complessi rituali di corteggiamento e
seduzione diretti verso tutti gli uomini presenti all'evento, le donne
invece venivano schivate in quanto rivali. Erzulie veniva venerata
inoltre -similmente alle altre divinità- attraverso il rito del
sacrificio durante il quale i fedeli offrivano alla dea gioielli,
profumi o anche biscotti dolci.
È noto anche che l'omosessualità veniva spiegata, da chi praticava il Vodun, come il potente influsso o la possessione di un uomo da parte di Erzulie.
In Vodou, Baron La Croix (French for "Baron of the Cross"), or Bawon Lakwa in Kreyol, is one of the Guédé, a Loa of the dead and sexuality, along with Baron Samedi and Baron Cimetière. He is the ultimate suave and sophisticated spirit of Death - quite cultured and debonair. He has an existential philosophy about death, finding death's reason for being both humorous and absurd. Baron La Croix is the extreme expression of individuality, and offers to you the reminder of delighting in life's pleasures. Live happy and live well, for even the most rich and talented, or the most poor and resourceful people are not spared the ultimate universal experience - Death. Baron La Croix is also well known in the religion of Manimyzame, and more widely referred to as Lakwa.
È noto anche che l'omosessualità veniva spiegata, da chi praticava il Vodun, come il potente influsso o la possessione di un uomo da parte di Erzulie.
In Vodou, Baron La Croix (French for "Baron of the Cross"), or Bawon Lakwa in Kreyol, is one of the Guédé, a Loa of the dead and sexuality, along with Baron Samedi and Baron Cimetière. He is the ultimate suave and sophisticated spirit of Death - quite cultured and debonair. He has an existential philosophy about death, finding death's reason for being both humorous and absurd. Baron La Croix is the extreme expression of individuality, and offers to you the reminder of delighting in life's pleasures. Live happy and live well, for even the most rich and talented, or the most poor and resourceful people are not spared the ultimate universal experience - Death. Baron La Croix is also well known in the religion of Manimyzame, and more widely referred to as Lakwa.
mercoledì 30 maggio 2012
Una vita all'istante
Una vita all'istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.
Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.
Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena
Mal preparata all'onore di vivere,
reggo con fatica il ritmo dell'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.
Parole e impulsi non revocabili
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbotonato in corsa-
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).
Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.
Wislawa Szymborska
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.
Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.
Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena
Mal preparata all'onore di vivere,
reggo con fatica il ritmo dell'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.
Parole e impulsi non revocabili
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbotonato in corsa-
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).
Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.
Wislawa Szymborska
mercoledì 23 maggio 2012
EL AMENAZADO
Es el amor. Tendré que ocultarme o huir.
Crecen los muros de su cárcel, como en un sueño atroz.
La hermosa máscara ha cambiado, pero como siempre es la única.
De qué me servirán mis talismanes: el ejercicio de las letras,
la vaga erudición el aprendizaje de las palabras que usó
el áspero Norte para cantar sus mares y sus espadas, la serena amistad, las galerías de la Biblioteca, las cosas comunes, los hábitos, el joven amor de mi madre, la sombra militar de mis muertos, la noche intemporal, el sabor del sueño?
Estar contigo o no estar contigo, es la medida de mi tiempo.
Ya el cántaro se quiebra sobre la fuente, ya el hombre se levanta a la voz del ave, ya se han oscurecido los que miran por la ventana, pero la sombra no ha traído la paz.
Es ya lo se, el amor: la ansiedad y el alivio de oír tu voz, la espera y la memoria, el horror de vivir en lo sucesivo.
Es el amor con sus mitologías, con su pequeñas magias inútiles.
Hay una esquina por la que no me atrevo a pasar.
Ya los ejércitos me cercan, las hordas.
(Esta habitación es irreal; ella no la ha visto.)
El nombre de una mujer me enceguece
Me duele una mujer en todo el cuerpo.
Jorge Luis Borges
giovedì 10 maggio 2012
EPrep
Siamo pronti ad aprire il nuovo Centro Trattamento Colera (CTC) da 320 posti!
Nel frattempo potete trovarmi qui...............
Nel frattempo potete trovarmi qui...............
mercoledì 2 maggio 2012
Dietro a ogni grande uomo.....
Oggi ero a pranzo al progetto Hopital, molti expats ma spesso poco da dirsi, cosi' inizio il solito
R:"da che parte del paese x vieni?"
Margarete:"da Monaco di Baviera"
Amande: "ma Sepulveda non è un cognome tedesco"
M: "ho preso il cognome di mio marito che è cileno"
Francesco " ah, come lo scrittore"
M: "è LO scrittore"
Io e Francesco ci/la guardiamo increduli, penso a uno scherzo ma la crucca è serissima e non è tipo da giochetti. Nessuno degli altri fa una piega "Sepuquoi?" "Laisse tomber" e iniziamo a pendere dalle sue labbra....
Fine anni '70 lei era in Ecuador a formare promodoras de salud, lui faceva il galleto a Quito, una volta lui arriva in canoa nel villaggio sperduto dove lei lavorava e lei piglia tutti i cavalli e fugge nella giungla per non vederlo e farsi inseguire (come nei western)...........lui la insegue a piedi..........e alla fine son stati insieme 23 anni e han avuto 3 figli.
Ma Margarete è un po' del genere kapo' quindi comincio a vedermi lui chino sui libri e lei che gli dice: "defi finire qvesto kapitolo prima di cena ia"
Ma forse non è andata proprio cosi', lo chiama Lucio e parlando di lui passa allo spagnolo, dice che la vita con un artista non è facile, che si è fatta il culo come infermiera perché lui potesse scrivere, che vivere in aereo e hotel non fa per lei.
Son divorziati dal 2003 ma in ottimi rapporti, Margarete passa almeno due volte l'anno un paio di settimane a Guijon a casa di Lucio e della nuova moglie cilena e pare che le dica "Carmen, como puedes aguantarlo?" "Lucio levantate"
Insomma come molti uomini anche Sepulveda pare dotato di mani solo per scrivere e non per sparecchiare.
R:"da che parte del paese x vieni?"
Margarete:"da Monaco di Baviera"
Amande: "ma Sepulveda non è un cognome tedesco"
M: "ho preso il cognome di mio marito che è cileno"
Francesco " ah, come lo scrittore"
M: "è LO scrittore"
Io e Francesco ci/la guardiamo increduli, penso a uno scherzo ma la crucca è serissima e non è tipo da giochetti. Nessuno degli altri fa una piega "Sepuquoi?" "Laisse tomber" e iniziamo a pendere dalle sue labbra....
Fine anni '70 lei era in Ecuador a formare promodoras de salud, lui faceva il galleto a Quito, una volta lui arriva in canoa nel villaggio sperduto dove lei lavorava e lei piglia tutti i cavalli e fugge nella giungla per non vederlo e farsi inseguire (come nei western)...........lui la insegue a piedi..........e alla fine son stati insieme 23 anni e han avuto 3 figli.
Ma Margarete è un po' del genere kapo' quindi comincio a vedermi lui chino sui libri e lei che gli dice: "defi finire qvesto kapitolo prima di cena ia"
Ma forse non è andata proprio cosi', lo chiama Lucio e parlando di lui passa allo spagnolo, dice che la vita con un artista non è facile, che si è fatta il culo come infermiera perché lui potesse scrivere, che vivere in aereo e hotel non fa per lei.
Son divorziati dal 2003 ma in ottimi rapporti, Margarete passa almeno due volte l'anno un paio di settimane a Guijon a casa di Lucio e della nuova moglie cilena e pare che le dica "Carmen, como puedes aguantarlo?" "Lucio levantate"
Insomma come molti uomini anche Sepulveda pare dotato di mani solo per scrivere e non per sparecchiare.
mercoledì 25 aprile 2012
Lo avrai camerata Kesselring
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
Piero Calamandrei
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
Piero Calamandrei
martedì 10 aprile 2012
Non omnis moriar per amore
Il resto
Ofelia quando finì di cantare arie folli
corse fuori scena, preoccupata
per le pieghe della veste e per come i capelli
le cadevano sulle spalle.
Per colmo di verità, lava il nero dolore
dalle sopracciglia e - ben di Polonio figlia -
conta per sicurezza le foglie tra i capelli.
Possa la Danimarca perdonarci, Ofelia:
morirò con le ali, vivrò con utili unghie.
Non omnis moriar per amore
Wislawa Szymborska
Ofelia quando finì di cantare arie folli
corse fuori scena, preoccupata
per le pieghe della veste e per come i capelli
le cadevano sulle spalle.
Per colmo di verità, lava il nero dolore
dalle sopracciglia e - ben di Polonio figlia -
conta per sicurezza le foglie tra i capelli.
Possa la Danimarca perdonarci, Ofelia:
morirò con le ali, vivrò con utili unghie.
Non omnis moriar per amore
Wislawa Szymborska
venerdì 6 aprile 2012
La solitude
Je suis d'un autre pays que le vôtre, d'un autre quartier, d'une autre solitude.
Je m'invente aujourd'hui des chemins de traverse. Je ne suis plus de chez vous.
J'attends des mutants. Biologiquement je m'arrange avec l'idée que je me fais de la biologie: je pisse, j'éjacule, je pleure. Il est de toute première instance que nous façonnions nos idées comme s'il s'agissait d'objets manufacturés.
Je suis prêt à vous procurer les moules. Mais...
La solitude...
Les moules sont d'une testure nouvelle, je vous avertis.
Ils ont été coulés demain matin. Si vous n'avez pas dès ce jour, le sentiment relatif de votre durée, il est inutile de regarder devant vous car devant c'est derrière, la nuit c'est le jour. Et...
La solitude...
Il est de toute première instance que les laveries automatiques, au coin des rues, soient aussi imperturbables que les feux d'arrêt ou de voie libre. Les flics du détersif vous indiqueront la case où il vous sera loisible de laver ce que vous croyez être votre conscience et qui n'est qu'une dépendance de l'ordinateur neurophile qui vous sert de cerveau. Et pourtant...
La solitude...
Le désespoir est une forme supérieure de la critique. Pour le moment, nous l'appellerons "bonheur", les mots que vous employez n'étant plus "les mots" mais une sorte de conduit à travers lesquels les analphabètes se font bonne conscience. Mais...
La solitude...
Le Code civil nous en parlerons plus tard. Pour le moment, je voudrais codifier l'incodifiable. Je voudrais mesurer vos danaïdes démocraties.
Je voudrais m'insérer dans le vide absolu et devenir le non-dit, le non-avenu, le non-vierge par manque de lucidité. La lucidité se tient dans mon froc.
Léo Ferré
Je m'invente aujourd'hui des chemins de traverse. Je ne suis plus de chez vous.
J'attends des mutants. Biologiquement je m'arrange avec l'idée que je me fais de la biologie: je pisse, j'éjacule, je pleure. Il est de toute première instance que nous façonnions nos idées comme s'il s'agissait d'objets manufacturés.
Je suis prêt à vous procurer les moules. Mais...
La solitude...
Les moules sont d'une testure nouvelle, je vous avertis.
Ils ont été coulés demain matin. Si vous n'avez pas dès ce jour, le sentiment relatif de votre durée, il est inutile de regarder devant vous car devant c'est derrière, la nuit c'est le jour. Et...
La solitude...
Il est de toute première instance que les laveries automatiques, au coin des rues, soient aussi imperturbables que les feux d'arrêt ou de voie libre. Les flics du détersif vous indiqueront la case où il vous sera loisible de laver ce que vous croyez être votre conscience et qui n'est qu'une dépendance de l'ordinateur neurophile qui vous sert de cerveau. Et pourtant...
La solitude...
Le désespoir est une forme supérieure de la critique. Pour le moment, nous l'appellerons "bonheur", les mots que vous employez n'étant plus "les mots" mais une sorte de conduit à travers lesquels les analphabètes se font bonne conscience. Mais...
La solitude...
Le Code civil nous en parlerons plus tard. Pour le moment, je voudrais codifier l'incodifiable. Je voudrais mesurer vos danaïdes démocraties.
Je voudrais m'insérer dans le vide absolu et devenir le non-dit, le non-avenu, le non-vierge par manque de lucidité. La lucidité se tient dans mon froc.
Léo Ferré
giovedì 22 marzo 2012
Saba
Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un’Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all’altra
dall’uno all’altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
“Porca – vociferando – porca.” Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all’Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.
Vittorio Sereni
martedì 14 febbraio 2012
Addio a una vista
Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.
(Wislawa Szymborska)