domenica 29 marzo 2015

E' un puro caso.





"E perché mi tenete qua dentro?"
"Perché siete malato"
"Sì, malato. Però decine, centinaia di matti girano liberi perché la vostra ignoranza non è in grado di distinguerli dai sani. E allora perché io e questi sventurati qui dobbiamo starcene qua dentro per tutti, come capri espiatori? Voi, l'infermiere, il sorvegliante e tutti voi canaglie d'ospedale sul piano morale siete di gran lunga inferiori a ognuno di noi, e allora perché noi stiamo dentro e voi no? Dov'è la logica?"
"Il piano morale e la logica non c'entrano. Dipende tutto dal caso. Chi è stato ricoverato sta dentro, chi non è sttao ricoverato se ne va in giro, ecco tutto. Se io sono medico e voi malato di mente non dipende né dalla morale, né dalla logica, ma è un puro caso."

La corsia n. 6 - Anton Čechov

domenica 22 marzo 2015

Diligentemente

Mentire è una pratica universale - lo facciamo tutti. Pertanto, la cosa saggia da fare è addestrarci diligentemente a mentire in maniera seria, giudiziosa; a mentire per una buona causa e non per una causa sbagliata; a mentire a vantaggio del prossimo e non nostro; a mentire in maniera salutare, caritatevole, compassionevole e non crudele o nociva; a mentire in maniera elegante e leggiadra e non goffa e scomposta; a mentire con fermezza, onestà, decisione, a testa alta, senza incertezze e non in maniera tortuosa, con pusillanimità, come ci si vergognasse di quella nobile occupazione.
Solo allora ci libereremo della verità volgare e pestilenziale che ammorba la terra; solo allora saremo cittadini nobili e di valore e meravigliosi e meritevoli di un mondo in cui persino la benigna Natura mente per abitudine, a eccezione di quando promette un clima esecrabile.

("Sul decadimento dell'arte di mentire"- Mark Twain)

venerdì 20 marzo 2015

Una giornata

Ho un caldo porco e la pipì ma di notte col cavolo che vado alle latrine, esco dal sacco a pelo, mi vesto, esco dalla tenda, scuoto le scarpe, esco dal Tukul, l'aria è ancora fresca ma durerà poco, riempio la moka di acqua filtrata, centellino il caffé portato dall'Italia come fossi uno spacciatore, butto benzina sulle braci, accendo qualcosa di plastica perché prenda meglio, soffio e aspetto, intanto tolgo un paio di formiche dallo zucchero e mi chiedo perché questa notte non mi hanno chiamato: era tutto a posto o semplicemente dormivano invece di lavorare?
Nella tenda si scoppia, hanno tutti la febbre ma è il termometro che non va giù, sento un aereo, per fortuna nessuno scappa perché io nel buco non mi ci butto che poi sai la figura di merda se non riesco a uscirne? Sulla pelle ho un sottile strato di polvere rossa, l'acqua è calda, è stata al sole tutto il giorno, mentre me la verso addosso con una tazza di plastica guardo il cielo, c'è luna piena, sento il mio collega che urla in ceco al satellitare, è il compleanno della figlia, oggi all'asilo ha mangiato le carote per la prima volta.
Le guardie parlano sotto la mia finestra anche se ho detto mille volte che potrebbero farlo più piano ma meglio non discutere con uomini armati, l'acqua della doccia è salata, nell'unica stanza comune senza finestre la tv è accesa sul Al Jazeera, la colazione è sul tavolo, apro la pentola e mi metto un po' di fegato da parte per pranzo, prendo un'ingera e ci spalmo sopra un cucchiaino di nutella poi mi verso del te dal thermos. Mi dicono di prepararmi ma io aspetto sempre l'ultimo minuto, non sono loro che devono poi stare al sole con i calzini, le scarpe chiuse, i pantaloni, la maglia a maniche lunghe, il vestito lungo sopra, la casacca di identificazione, la fascia e il foulard. Esco in cortile, tutti mi salutano allegri, bella forza penso io, siete in maglietta. Ogni giorno un tragitto diverso ma dal macello si passa per forza, l'autista ha gli occhi rossi per il kat, tira su il finestrino e spruzza un deodorante ai fiori, arrivo che sto per vomitare. Scopro che cerotto in somalo si dice cerotto, mi viene il dubbio che capiscano anche le parolacce che borbotto in continuazione. Sono fradicia di sudore e come sempre piuttosto incazzata, metto la musica a palla, ho i capelli che sembran paglia ma me ne frego e li lavo con l'acqua minerale, stasera ci guarderemo per la terza volta in due mesi Brian di Nazareth.
Aspetto che inizi il giornale radio dell'Emilia Romagna, code a Milano in tangenziale ovest, il caffé finisce tutto sulla stufa perché sono di là a cazzeggiare su facebook, apro la finestra per sentire la temperatura con le mani, mi trucco, scelgo una collana che si intoni alla maglia, la tiro per le lunghe, torno su perché mi son scordata il sacchetto dell' organico che ormai fa i vermi, fumo una sigaretta in strada mentre aspetto il verde, vado in bicicletta e mi lamento del cantierone che ha deviato tutti gli autobus sul mio tragitto, al lavoro cerco di sorridere e penso che quello che importa davvero è la qualità di vita, sopratutto la mia. A pilates sono tutte del '93 e non conoscono i Depeche Mode, per fortuna stasera ho il corso di russo.

(Scuola di letteratura russa - 4° compito)

lunedì 16 marzo 2015

Pulizie di primavera...

"Oblomov avrebbe voluto vedere pulita e ordinata la sua casa, ma gli sarebbe piaciuto che la pulizia e l'ordine si facessero di per sé, senza che egli se ne accorgesse (...)"

 (Oblomov-I.Gončarov-ed BUR)

sabato 14 marzo 2015

Un sogghigno





Dal sacco
Per terra si son sparse le cose.
E io penso che il mondo
E' solo un sogghigno
Che brucia appena
Sulle labbra dell'impiccato.

domenica 1 marzo 2015

1 marzo 2012

Io non sono una che celebra ricorrenze, anniversari e soprattutto decessi, però ho la tendenza un po' ossessiva a ricordarmi perfettamente dove ero, che facevo, che giorno della settimana era quando succede qualcosa, anche non di importantissimo.
Quando è morto Lucio Dalla ero a Juba, ridente capitale del più giovane stato al mondo (finché non si sgretolerà ciò che resta della Russia o il Caucaso o altri stati in guerra più o meno civile); come ogni mattina avevo acceso il computer e fatto una rapida rassegna stampa passando dal Sudan Tribune, a Al Jazeera, BBC, Le Monde fino ad arrivare alla Repubblica Bologna per sentire un po' aria di casa.
A Lucio Dalla era venuto quel che si dice un colpo secco in un Hotel mentre era in tourné: "che peccato" pensai.
Mi volto alla mia sx e c'è la logista francese che vive sul Lago Vittoria perché sposata a un Keniano, in fondo alla stanza c'è Abou, il finance manager senegalese, poi girando in senso orario un po' di logisti amerriggani, una coreana-americana che vive a Oxford, un neozelandese............
Vabbé dai ci provo, vediamo se sono solidali "Ehi è morto un famoso cantante italiano, era di Bologna, insomma uno di casa, quelli che sai a memoria perché te lo sei sciroppato tutta la vita anche se non hai mai comprato nulla della sua produzione.
"Pavarotti?" "Quello è morto da un pezzo, ma in effetti non abitava lontano."
"Ramazzotti?" "Ok, nevermind"
"Certo che è un brutto periodo per l'Italia, prima il naufragio di quella nave poi questo lutto" dice qualcuno cercando di darmi conforto.
"Vabbé è la vita" dico io e torno a organizzare una missione explo attraversando illegalmente una frontiera, l'afflusso di rifugiati al campo profughi, la proposta di campagna di vaccinazione contro il morbillo e altre amenità.

 Bologna, sai mi sei mancata un casino.