venerdì 31 dicembre 2010
El doliente
todos los días malos de la vida
Amainarán los vientos que te arrasan
Se estancará la sangre de tu herida
El alma errante volverá a su nido
Lo que ayer se perdió será encontrado
El sol será sin mancha concebido
y saldrá nuevamente en tu costado
Y dirás frente al mar: ¿Cómo he podido
anegado sin brújula y perdido
llegar a puerto con las velas rotas?
Y una voz te dirá: ¿Que no lo sabes?
El mismo viento que rompió tus naves
es el que hace volar a las gaviotas
Oscar Hahn (Cile)
Buoni propositi
Aspettiamoci il peggio sperando per il meglio.
Auguri
giovedì 2 dicembre 2010
Istruzioni per non essere creativi
Maurizio Ferraris
Convegno OpLePo/OuLiPo: Il potere del potenziale
Napoli 9-13 novembre 2010
La nostra società vive nel mito della creatività, al punto che c’è addirittura una figura professionale, il creativo, che mi sembra degna di un romanzo di Achille Campanile, e che suggerisce (per restare nel genere) una variante alla vecchia gag dei Fratelli De Rege: «Vieni avanti, creativo!». La situazione è lievemente surreale. Quando in certi ambienti si dice “faccio il creativo” nessuno ride, mentre penso che tutti riderebbero se uno dicesse “faccio il pensatore” o magari “faccio il genio”. Curioso, no? Il mito della creatività, mi sembra, ha fatto grandissimi danni, dall’arte alla finanza (creativa), gettando discredito su tutto il duro e grigio lavoro che sta dietro non solo al genio, ma anche semplicemente a una persona decente. Visto che non sono creativo, ho pensato di scrivere un decalogo, come il Creatore. Ma poiché non sono proprio per niente creativo, l’idea di queste regole (o meglio antiregole) è copiata da un bellissimo libro di parecchi anni fa, le Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick.
1. Non pensate a un elefante rosa. Ovviamente, ci avete pensato. Chiedere di diventare creativi non è diverso, e proporre un metodo per diventare creativi non sembra diverso dall’ordine di disobbedire o dall’ingiunzione di essere naturali. E proprio come quando ti dicono di essere naturale incominciano le palpitazioni, le orticarie e i sorrisi tirati (ti verrebbe voglia di dire che no, che tu sei artificiale), così alla ingiunzione del creare vien voglia di opporre una resistenza passiva: io no, non creo, neanche sotto tortura.
2. Andate a scuole repressive. Mi è capitato di leggere il sito di un tizio che se la prendeva con la scuola, dicendo che frustra la creatività. Una storia già sentita tante volte (cioè ben poco creativa), e che non spiegava come mai tanti creatori siano sorti in passato, cioè in epoche di scuole terribilmente repressive. Il bello è che quel tizio che se la prendeva con la scuola ne aveva aperta a sua volta una. In ogni caso, la repressione aguzza l’ingegno, mentre l’esortazione a essere creativi è paralizzante.
3. Non esagerate con le idee. Hegel ha detto una volta una cosa terribilmente vera: le idee sono a buon mercato come le mele. In proposito, mi hanno raccontato un aneddoto, non so quanto vero, ma che esprime bene quello che voglio dire. Una volta un tale incontrò Einstein e gli disse: «Io mi sveglio alla mattina alle cinque e annoto le idee». E Einstein: «Io no. Sa, io di idee ne ho avute al massimo una o due».
4. Copiate, non create. Il segreto della creatività è un segreto di Pulcinella. Per diventare creativi bisogna fare il contrario di quello che consigliava quel tale della scuola della creatività; bisogna copiare, copiare e ancora copiare. Quando tutto quello che abbiamo copiato ci uscirà dagli occhi, quando ogni verso, ogni nota, ogni disegno ci sembrerà una citazione, ecco che saremo dei creatori o (almeno) non saremo dei ripetitori. Questo non vale solo nell’arte, ma nella vita, dove (fateci caso) il più delle volte i principianti ripetono schemi già visti, proprio come gli autori inesperti adoperano frasi fatte. Il punto è molto semplice, e l’ha enunciato una volta Umberto Eco: si sbaglia ad associare il genio alla sregolatezza; il genio non ha meno regole degli altri, ne ha molte di più.
5. Inventariate, non inventate. Per copiare, l’inventario e il catalogo sono una grande risorsa, lo sapevano già i latini. ‘Inventio’, in latino, vuol dire due cose: l’idea che sembra sorgere dal nulla, l’invenzione dell’inventore, e quella che viene trovata in un repertorio (“inventio” era anche inventariare, trovare i luoghi comuni buoni per fabbricare discorsi retoricamente persuasivi). Ora, non c’è niente che aiuti a inventare tanto quanto lo è l’inventariare, per esempio con il fasto alessandrino offerto oggi da Internet. E se proprio non si riesce a inventare, si ha almeno la consapevolezza che certe pretese invenzioni sono vecchie come il cucco.
6. Classificate, non costruite. Questo principio discende direttamente dal precedente. Che fastidio, dopotutto, i creatori, e che piacere, invece, i classificatori, che mettono ordine nella massa di quello che c’è prendendo a modello il motto del Monsieur Teste di Paul Valéry: Transit classificando.
7. Esemplificate, non semplificate. Diceva Leibniz: chi abbia visto attentamente più figure di piante e di animali, di fortezze o di case, letti più romanzi e racconti ingegnosi, ha più conoscenze di un altro, anche se, in tutto quello che gli è stato dipinto o raccontato, non ci fosse una sola cosa vera. Gli esempi sono una grande e lussureggiante risorsa, e sono il bello della cultura, che dunque non paralizza la creatività, ma la rende possibile.
8. Cercate oggetti e non soggetti. Diceva Amleto: «Ci sono più cose fra la terra e il cielo che in tutte le nostre filosofie». E Rilke: «Loda all’Angelo il mondo, mostragli quello che è semplice, quel che, plasmato di padre in figlio, vive, cosa nostra, alla mano e sotto gli occhi nostri. Digli le cose. Resterà più stupito». Gli oggetti che popolano la nostra vita sono un universo di esempi concreti, e in più non praticano (in genere) le mistificazioni e automistificazioni dei soggetti. A guardarli bene, c’è da trarne una quantità di idee e di soluzioni, o, mal che vada, si possono riempire pagine e pagine come fa Balzac quando non sa come andare avanti con i suoi romanzi.
9. Mandate al creatore i creativi. Non in senso maligno, ma così, alla buona, che se li goda Lui, noi ci teniamo i banali e i ripetitivi.
10. Fate un monumento a Bouvard e Pécuchet. Con l’inflazione di creativi, il non-creativo è una bestia rara, da cercare con il lanternino, e magari da ammirare e da riverire. Propongo dunque un monumento a Bouvard e Pécuchet, i due più grandi eroi di Flaubert, i due copisti per eccellenza, e raccomando a tutti la lettura di un magnifico libro del filosofo Marco Santambrogio: Manuale di scrittura (non creativa), uscito due anni fa da Laterza.
mercoledì 24 novembre 2010
"Vieni via con me": gli elenchi di Emma BONINO, Susanna CAMUSSO, Laura M...
Fate girare.
giovedì 18 novembre 2010
Caro diario
Io li guardo e mi chiedo:
- Come hanno fatto a liberarsi degli zingari finti-storpi, dei minacciosi lavavetri dell'est, quegli stessi che se non sbaglio tanto intensamente avevano sollecitato lo zelo del sindaco-sceriffo, il forestiero Cofferati?
Ma soprattutto, doppiata da Nanni Moretti, una voce risuona dentro di me:
- No... i giocolieri no...
lunedì 15 novembre 2010
"Questa è l'acqua"
Ma non è questo il punto. Il punto è che la scelta entra in gioco proprio nelle boiate frustranti e di poco conto come questa. Perchè il traffico congestionato, i reparti affollati e le lunghe file alla cassa mi danno il tempo per pensare, e se non decido consapevolmente come pensare e a cosa prestare attenzione, saro’ incazzato e giù di corda ogni volta che mi tocca fare la spesa, perchè la mia modalità predefinita naturale dà per scontato che situazioni come questa contemplino davvero esclusivamente ME. La mia fame, la mia stanchezza, il mio desiderio di tornare a casa, e avro’ la netta impressione che tutti gli altri MI INTRALCINO. E chi sono tutti questi che MI INTRALCIANO? Guardali là, fanno quasi tutti schifo mentre se ne stanno in fila alla cassa come tanti stupidi pecoroni con l’occhio smorto e niente di umano; e che odiosi poi quei cafoni che parlano al forte al cellulare in mezzo alla fila. Certo che è proprio un’ingiustizia: ho sgobbato tutto il santo giorno, muoio di fame, sono stanco e non posso nemmeno andare a casa a mangiare un boccone e a distendermi un po’ per colpa di tutte queste stupide, stramaledette PERSONE. Oppure, se gli studi umanistici fanno propendere la mia modalità predefinita verso una maggiore coscienza sociale, posso trascorrere il tempo imbottigliato nel traffico di fine giornata a inorridire per tutti gli enormi, stupidi Suv, Hummer e pickup con motore da 12 valvole che bloccano la corsia bruciando tutti e centottanta i litri di benzina che hanno in quei loro serbatoi spreconi e egoisti, posso riflettere sul fatto che gli adesivi patriottici o religiosi sembrano sempre appiccicati sui veicoli più grossi e schifosamente egoisti, guidati dagli autisti più osceni, spericolati e aggressivi, che di norma parlando al cellulare mentre ti tagliano la strada per guadagnare sei stupidi metri nel traffico congestionato, e posso pensare che i figli dei nostri figli ci disprezzeranno per aver sperperato tutto il carburante del futuro, mandando in malora il clima, e a quanto siamo viziati, stupidi, egoisti e ripugnanti, e a come fa tutto veramente SCHIFO e chi più ne ha più ne metta…
Guardate che se scegliete di pensarla così non c’è niente di male, lo facciamo in tanti, solo che pensarla così diventa talmente facile e automatico che non RICHIEDE una scelta. Pensarla così è la mia modalità predefinita naturale. E’ il mio modo automatico e inconsapevole di affrontare le parti noiose, frustranti e caotiche della mia vita da adulto quando agisco in base alla convinzione automatica e inconsapevole che sono io il centro del mondo, e che sono le mie sensazioni e i miei bisogni immediati a stabilire l’ordine di importanza delle cose. Il fatto è che in frangenti come questo si puo’ pensare in tanti modi diversi. Nel traffico, con tutti i veicoli che mi si piazzano davanti e mi intralciano, non è da escludere che a bordo dei Suv ci sia qualcuno che in passato ha avuto uno spaventoso incidente e ora ha un tale terrore di guidare che il suo analista gli ha ordinato di farsi un Suv mastodontico per sentirsi più sicuro alla guida; o che al volante dell’Hummer che mi ha appena tagliato la strada ci sia un padre che cerca di portare di corsa in ospedale il figlioletto ferito o malato che gli siede accanto, e la sua fretta è maggiore e più legittima della mia: anzi, sono io a intralciarlo. Oppure posso scegliere di prendere mio malgrado in considerazione l’eventualità che tutti gli altri in fila alla cassa del supermercato siano annoiati e frustrati almeno quanto me, e che qualcuno magari abbia una vita nel complesso più difficile, tediosa e sofferta della mia. Vi prego ancora una volta di non pensare che voglia darvi dei consigli morali, o che vi stia dicendo che “dovreste” pensarla così, o che qualcuno si aspetta che lo facciate automaticamente, perchè è difficile, richiede forza di volontà e impegno mentale e, se siete come me, certi giorni non ci riuscirete proprio, o semplicemente non ne avrete nessuna voglia. Ma quasi tutti gli altri giorni, se siete abbastanza consapevoli da offrirvi una scelta, potrete scegliere di guardare in modo diverso quella signora grassa con l’occhio smorto e il trucco pesante in fila in cassa che ha appena sgridato il figlio: forse non è sempre così; forse è stata sveglia tre notti di seguito a stringere la mano al marito che sta morendo di cancro alle ossa. O forse è quella stessa impiegata assunta alla Motorizzazione col minimo salariale che soltanto ieri ha aiutato vostra moglie a risolvere un problema burocratico da incubo facendole una piccola gentilezza di ordine amministrativo. Non è molto verosimile, d’accordo, ma non è nemmeno da escludere: dipende solo da cosa volete prendere in considerazione.
Se siete automaticamente certi di sapere cosa sia la realtà e chi e che cosa siano davvero importanti - se volete operare in modalità predefinita - allora anche voi, come me, probabilmente trascurerete tutte le eventualità che non siano inutili o fastidiose. Ma se avrete davvero imparato a prestare attenzione, allora saprete che le alternative non mancano. Avrete davvero la facoltà di affrontare una situazione caotica, chiassosa, lenta, iperconsumistica, trovandola non solo significativa ma sacra, incendiata dalla stessa forza che ha acceso le stelle: compassione, amore, l’unità sottesa a tutte le cose. Misticherie non necessariamente vere. L’unica cosa Vera con la V maiuscola è che riuscirete a decidere come cercare di vederla. Questa, a mio avviso, è la libertà che viene dalla vera cultura, dall’aver imparato a non essere disadattati; riuscire a decidere consapevolmente che cosa importa e che cosa no. Riuscire a decidere che cosa venerare…
Ecco un’altra cosa vera. Nelle trincee quotidiane della vita da adulti l’ateismo non esiste. Non venerare è impossibile. Tutti venerano qualcosa. L’unica scelta che abbiamo è CHE COSA venerare. E un motivo importantissimo per scegliere di venerare un certo dio o una cosa di tipo spirituale - che sia Gesù Cristo o Allah, che sia YHWH o la dea madre della religione Wicca, le Quattro Nobili Verità o una serie di principi etici inviolabili - è che qualunque altra cosa veneriate vi mangerà vivi. Se venerate il denaro e le cose, se è a loro che attribuite il vero significato della vita, non vi basteranno mai. Non avrete mai la sensazione che vi bastino. E’ questa la verità. Venerate il vostro corpo, la vostra bellezza e la vostra carica erotica e vi sentirete sempre brutti, e quando compariranno i primi segni del tempo e dell’età, morirete un milione di volte prima che vi sotterrino in via definitiva. Sotto un certo aspetto lo sappiamo già tutti benissimo: è codificato nei miti, nei proverbi, nei cliché, nei luoghi comuni, negli epigrammi, nelle parabole; è la struttura portante di tutte le grandi storie. Il segreto consiste nel dare un ruolo di primo piano alla verità nella consapevolezza quotidiana. Venerate il potere e finirete col sentirvi deboli e spaventati, e vi servirà sempre più potere sugli altri per tenere a bada la paura. Venerate l’intelletto, spacciatevi per persone in gamba, e finirete col sentirvi stupidi, impostori, sempre sul punto di essere smascherati. E così via.
Guardate che l’aspetto insidioso di queste forme di venerazione non è che sono malvagie o peccaminose, è che sono INCONSAPEVOLI. Sono modalità predefinite. Sono il genere di venerazione in cui scivolate per gradi, giorno dopo giorno, diventando sempre più selettivi su quello che vedete e sul metro che usate per giudicare senza rendervi nemmeno ben conto di farlo. E il cosiddetto “mondo reale” non vi dissuaderà dall’operare in modalità predefinita, perchè il cosiddetto “mondo reale” degli uomini, del denaro e del potere vi accompagna con quel suo piacevole ronzio alimentato dalla paura, dal disprezzo, dalla frustrazione, dalla brama e dalla venerazione dell’io. La cultura odierna ha imbrigliato queste forze in modi che hanno prodotto ricchezza, comodità, libertà personale a iosa. La libertà di essere tutti sovrani dei nostri minuscoli regni formato cranio, soli al centro di tutto il creato. Una libertà non priva di aspetti positivi. Cio’ non toglie che esistano svariati generi di libertà, e il genere più prezioso è spesso taciuto nel grande mondo esterno fatto di vittorie, conquiste e ostentazione. Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.
So che questa roba forse non vi sembrerà divertente, leggera o altamente ispirata come invece dovrebbe essere nella sostanza un discorso per il conferimento delle lauree. Per come la vedo io è la verità sfrondata da un mucchio di cazzate retoriche. Ovvio che potete prenderla come vi pare. Ma vi pregherei di non liquidarlo come uno di quei sermoni che la dottoressa Laura impartisce agitando il dito. Qui la morale, la religione, il dogma o le grandi domande stravaganti sulla vita dopo la morte non c’entrano. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita PRIMA della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararsi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della vera cultura, dove voti e titoli di studio non c’entrano, c’entra solo la consapevolezza pura e semplice: la consapevolezza di cio’ che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: “Questa è l’acqua, questa è l’acqua; dietro questi eschimesi c’è molto più di quello che sembra”. Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia…adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco”.
(David Foster Wallace, discorso ai laureandi del Kenyon College, 2005, in Questa è l’acqua)
domenica 7 novembre 2010
Spark
the hours the minutes I gave them
as a working stiff
it actually hurt my head my insides
it made me dizzy and a bit crazy
– I couldn’t understand
the murdering of my years
yet my fellow workers
gave no signs of agony
many of them even seemed satisfied
and seeing them that way drove me almost
as crazy as the dull
and senseless work.
the workers submitted.
the work pounded them to nothingness
they were scooped-out and thrown away.
I resented each minute
every minute as it was mutilated
and nothing relieved the monotony.
I considered suicide.
I drank away my few leisure hours.
I worked for decades.
I lived with the worst kind of women
they killed
what the job failed to kill.
I knew that I was dying.
something in me said
go ahead die sleep
become as them
accept.
then something else in me said
no
save the tiniest bit.
it needn’t be much
just a spark.
a spark can set a whole forest on fire.
just a spark.
save it.
I think I did.
I’m glad I did.
what a lucky
god damned
thing
(C.Bukowski)
domenica 24 ottobre 2010
Se qualcosa può andar male...
Premesso questo mi preparo a stracciarmi i maroni....
Arriviamo e ci aspetta un tipo giovane con un asciugamano avvolto attorno al braccio....stava tagliando cacao col machete e questo gli è scappato di mano affettandogli un polso. Solleva il tessuto e dal taglio netto parte uno spruzzo di sangue, pulsante, ovvero si è tagliato un'arteria. Sul muro dell'ambulatorio un poster religioso "Il signore è il mio pastore" mi rimanda a una vecchia gag con una collega ora amica e sorrido....mi guardano perplessi, cazzo rido in una scena splatter?
Io sono la coordinadora quindi non mi sporco le mani, col barbatrucco del bracciale dello sfigmomanometro fermiamo l'emorragia e lascio che se la veda l'ottimo medico colombiano.
Alle 13 già non c'è nessun paziente, gruppi di uomini appartenenti a uno dei due acronimi, quello più corto, stanno scaricando roba da un camion, fingo di non vedere. Mangiamo pollo, yucca, riso e banane....un pasto ben bilanciato.....torniamo all'ambulatorio pronti per un pisolino, ci son trenta gradi e una umidità peggio della bassa.
Si presenta una incinta, di 7 mesi, con tutti i fattori di rischio possibili e immaginabili e le contrazioni: avevo appena finito di dire che a me la salute sessuale e riproduttiva, come si chiama in MSF, mi fa cagare e non ne so mezza. La affido all'ottimo collega colombiano che mi dice che va ricoverata.
In questo paese può salire su un auto MSF solo un impiegato MSF, se raccatti un ferito di un gruppo X può finire che gli altri ti sparino, perdi la neutralità, indipendenza e cazzi vari.
Diamo dei soldi al marito che vada a buscar un transporte.
Nel frattempo la tipa è presa da un attacco di panico, le mando la psicologa.....
Il marito non torna e per radio chiedo di chiamare l'ambulanza, sia mai che succeda un ciappino qui.
Poco dopo arriva una 14enne, all'ottavo mese...già dilatata....il medico non si scompone ma mi dice "beh, qui è sempre una noia, non ci era mai capitato, e due allo stesso momento, serve assolutamente l'ambulanza"
Certo dico io, mi rifiuto di assistere a due parti, per di più prematuri; mi attacco al cell, alla radio VHF, alla HF e al satellitare Iridium e chiedo alla base il permesso di trasportare le tipe almeno alla strada principale per fare un kiss con l'ambulanza prima del coprifuoco.
Permesso eccezionalmente accordato, nomino un responsabile del gruppo che resta e monto in auto col medico (si devono essere scordati che lo sono pure io, per fortuna): se l'ambulanza non ci trova al punto stabilito se ne va.....e vai a palla sullo sterrato fra banani e cacai.
A un certo punto esce dalla radio una voce conosciuta che non ascoltavo da mesi, per un attimo mi scordo dove sono e penso solo a dove vorrei essere...poi una inizia a urlare che se la fa addosso e torno fra loro con un residuo senso di amarezza.
Nel frattempo il gruppo rimasto cerca invano di comunicare via radio ma non funziona, proprio ora?
L'ambulanza c'è, scarichiamo le tipe al volo e torniamo a palla sui nostri passi, si sta facendo buio e non è bello essere gli unici in giro. Arriviamo pensando che oggi le emozioni non sono mancate, ci guardiamo in silenzio ma tutti pensiamo "ci manca solo che l'acronimo corto bussi stanotte alla porta dell'ambulatorio.."
Vengo assalita dalle zanzare (impregnare i vestiti di permetrina non serve a una beata fava), poi ceniamo con la stessa roba del pranzo e veniamo a sapere che nessuno è venuto pomeriggio, a parte le urgenze, perchè in paese c'è una riunione...a posto.
Mi rilasso fumandomi una paglia e una del gruppo si mette a urlare: "che cazzo c'è ora?" "un rospo nella nostra camera" "ecchissenefrega?" "donde hay zapo hay siempre culebra" "qualcuno mi aiuti a cacciare questo cazzo di animale!!!!"
Mi metto nella tenda accanto alla psicologa, all'altezza della mia testa vedo un foro nella porta...."che è?" "è il segno del proiettile di quando hanno ucciso il soldato e una scheggia ha ferito l'infermiera, non te l'han mai raccontato?" "no ma ora preferisco non sapere la storia".
Provo a dormire e mi sembra di sognare un rumore, come di saltelli, accendo la torcia e vedo vari rospi saltellare nella stanza...fanculo....metto l'ipod random...la prima canzone è hasta siempre comandante....candid camera c'è anche qui?
Dopo una notte insonne la colazione consiste in una specie di crescentina fritta in olio da auto, con uova, brodo di carne, pane e banane...io compro uno yogurt e vengo presa per anoressica.
Ci si scarica la batteria di una toyota, prima volta in 4 missioni che mi capita......io a mettere in moto mentre l'autista cerca di capire perchè i cavetti ind otazione non vanno....
I pazienti sono pochi e io decido di sbaraccare presto, questo scatena una sommossa popolare perché se si arriva prima di una certa ora MSF non paga il pranzo.....no comment, io voglio solo andare a farmi una doccia.
Arrivo e il capo mi fa "ora non ho tempo ma tanto a parte le 2 urgenze, la radio che si rompe, la batteria dell'auto che si scarica, la riunione dell'acronimo corto, la mancanza di partecipazione della comunità, lo staff che caga il cazzo per il pranzo è andato tutto bene no?"
Certo....
Chissà perché torno a casa con una emicrania paurosa, mi faccio un simpatico cocktail di analgesici, antiinfiammatori, psicolettici e sonniferi e vado a letto. Il giorno dopo mi alzo come nuova, pronta per lavorare il sabato perché ci tocca.
In ufficio mi guardano strano finché un'infermiera mi dice che ho un'allergia, strano, non mi prude nulla....mi guardo allo specchio e vedo la Pimpa.
Voglio andare in ferie all'epidemia di colera di Haiti!
domenica 10 ottobre 2010
giovedì 7 ottobre 2010
Non mi pento di niente
Gioconda Belli
Desde la mujer que soy,
a veces me da por contemplar
aquellas que pude haber sido;
las mujeres primorosas,
hacendosas, buenas esposas,
dechado de virtudes,
que deseara mi madre.
No sé por qué
la vida entera he pasado
rebelándome contra ellas.
Odio sus amenazas en mi cuerpo.
La culpa que sus vidas impecables,
por extraño maleficio,
me inspiran.
Reniego de sus buenos oficios;
de los llantos a escondidas del esposo,
del pudor de su desnudez
bajo la planchada y almidonada ropa interior.
Estas mujeres, sin embargo,
me miran desde el interior de los espejos,
levantan su dedo acusador
y, a veces, cedo a sus miradas de reproche
y quiero ganarme la aceptación universal,
ser la Gioconda irreprochable.
Sacarme diez en conducta
con el partido, el estado, las amistades,
mi familia, mis hijos y todos los demás seres
que abundantes pueblan este mundo nuestro.
En esta contradicción inevitable
entre lo que debió haber sido y lo que es,
he librado numerosas batallas mortales,
batallas a mordiscos de ellas contra mí
-ellas habitando en mí queriendo ser yo misma-
transgrediendo maternos mandamientos,
desgarro adolorida y a trompicones
a las mujeres internas
que, desde la infancia, me retuercen los ojos
porque no quepo en el molde perfecto de sus sueños,
porque me atrevo a ser esta loca, falible, tierna y vulnerable,
que se enamora como alma en pena
de causas justas, hombres hermosos,
y palabras juguetonas.
Porque, de adulta, me atreví a vivir la niñez vedada,
y rompí lazos inviolables
y me atreví a gozar
el cuerpo sano y sinuoso
con que los genes de todos mis ancestros
me dotaron.
No culpo a nadie. Más bien les agradezco los dones.
No me arrepiento de nada, como dijo la Edith Piaf.
Pero en los pozos oscuros en que me hundo,
cuando, en las mañanas, no más abrir los ojos,
siento las lágrimas pujando;
veo a esas otras mujeres esperando en el vestíbulo,
blandiendo condenas contra mi felicidad.
Impertérritas "niñas buenas" me circundan
y danzan sus canciones infantiles contra mí
contra esta mujer
hecha y derecha,
plena.
Esta mujer de pechos en pecho
y caderas anchas
que, por mi madre y contra ella,
me gusta ser.
Kissing bug
Chagas disease (Portuguese: doença de Chagas, Spanish: enfermedad de Chagas-Mazza, mal de Chagas in both languages; also called American trypanosomiasis) is a tropical parasitic disease caused by the flagellate protozoan Trypanosoma cruzi. T. cruzi is commonly transmitted to humans and other mammals by an insect vector, the blood-sucking bugs of the subfamily Triatominae (family Reduviidae) most commonly species belonging to the Triatoma, Rhodnius, and Panstrongylus genera.[1] The disease may also be spread through blood transfusion and organ transplantation, ingestion of food contaminated with parasites, and from a mother to her fetus.[2]
Per riassumere: la similcimice mentre ti succhia il sangue ti caga pure in faccia, tu ti gratti e ti inoculi il parassita che dopo 20-30 anni ti fa schiattare per problemi cardiaci.....che malattia di merda!
http://en.wikipedia.org/wiki/Chagas_disease
domenica 3 ottobre 2010
venerdì 1 ottobre 2010
martedì 28 settembre 2010
Superheroes
Prima di addormentarmi sotto la mia zanzariera ci ho riflettuto e ho pensato: MA SIAMO SCEMI??????
Le ONG hanno un delirio di onnipotenza, pensano che i simbolini rossi e bianchi funzionino come il vestito di Superman o Spiderman?
Mah.....
domenica 26 settembre 2010
domenica 19 settembre 2010
Desayuno colombiano
Per chi fosse interessato:
Ingredienti:
1 tazza di farina di grano bianco precotto
1 tazza di acqua
1 cucchiaio di burro
sale
Preparazione
Portare l’acqua ad ebollizione e aggiungere la farina di grano, mescolando bene. Aggiungere il burro ed il sale a piacere.Dare forma di tortillas piatte (circa 3mm di spessore) e arrostirle sul fuoco. Servire calde con burro e formaggio bianco fresco
PS sono mooolto meglio le tigelle!
venerdì 17 settembre 2010
sabato 11 settembre 2010
Libertao meravigliao
In effetti siamo pochini lì a contestare e sono molto pochi anche lì alla "festa" ma di fronte a noi ci sono due file di polizia e carabinieri schierati con gli scudi: quattro gatti eppure ci hanno spinto in modo sconsiderato e un poveretto si è preso una manganellata in fronte.
giovedì 9 settembre 2010
domenica 5 settembre 2010
Il lavoro del pittore (P. Eluard)
Des textes neufs des toiles vierges après l'amour
Des yeux comme des enclumes
La vue comme l'horizon
Des mains au seuil de connaitre
Comme biscuits dans du vin
[...] e noi vogliamo
Testi nuovi tele vergini dopo l'amore
E occhi come incudini
Sguardi come orizzonti
Mani agli orli della conoscenza
Come biscotti nel vino
trad. F. Fortini
Ci sarà posta per me?
MSF HOLLAND
Rossella Hakim
Med Expat proyecto Arauca (ex MSFB)
COLOMBIA
PO BOX 10014
1001 EA Amsterdam
The Netherlands
Non che io abbia bisogno di oggetti specifici ma alcune cose sono sempre gradite, tipo:
caffé, semi per l'orto, riviste (eva3000, novella 2000, Internazionale), libri, settimana enigmistica, lasagne liofilizzate, crema antibrufoli, crema anticellulite, DVD di Jane Fonda, film, musica, decorazioni per la stanza, carte, giochi di società, manuale per diventare campioni di ping pong, ricette con relativi ingrdienti, colore castano chiaro per coprire i numerosissimi capelli bianchi, gauloises bleus, un libro per aumentare la propria autostima, i miei amici miniaturizzati, ricchi premi e cotillons, un gioco, del cioccolato, una sorpresa, varie, eventuali.....
domenica 29 agosto 2010
Siempre
(Siempre - Extraido de “El ojo de la mujer” de Gioconda Belli)
sabato 28 agosto 2010
Commenti a caldo
Ho atteso quasi un mese per varie ragioni: le attività erano sospese e fra la privacy e la sicurezza praticamente non si può parlare di niente, quindi chi vuole intendere intenda.
Ammetto di essere perplessa, non c'è dubbio che si debba stare qui per la situazione della popolazione presa in mezzo fra cattivi e cattivissimi, però è difficile capire se quel che si fa è veramente in linea con quello che normalmente fa il mio datore di lavoro.
Anche se non sta bene fare paragoni quantitativi, la prima cosa che ti viene da pensare è che i pazienti che curi in Africa in una settimana qui non li vedi neanche in un anno.
E allora puntiamo sulla qualità e sulla pertinenza ma per commentare questi aspetti è ancora presto.
In conclusione io non ci ho capito un cazzo e voi meno che meno presumo.
lunedì 9 agosto 2010
Tejo
Ovviamente ho perso....
sabato 7 agosto 2010
La distrazione
La massima invezione dell'essere umano per continuare a tirare avanti.
Per fingere di essere quello che non siamo.
Adatti al mondo.
T. Pagoda
"Hanno tutti ragione" (P.Sorrentino)
lunedì 2 agosto 2010
Caudillismo
Proprio la lealtà personale era la chiave di quel rapporto, tipico dunque di un ordine sociale tradizionale, prepolitico, dove il potere era assoluto e non condiviso.
(da Storia dell'America Latina contemporanea. L. Zamatta. ed. Laterza)
In Sud America mi sentirò a casa....
lunedì 26 luglio 2010
giovedì 22 luglio 2010
JSF
Siccome non c'erano vecchietti il barista cerca di attaccare bottone:
"niente ferie?"
"vado più avanti"
"dove?"
"in Colombia, ma per lavoro"
"che lavoro fai?"
"lavoro per Medici Senza Frontiere"
"GIOCHI senza frontiere??? Soccia, bello!"
"Veramente è MEDICI senza frontiere"
"ah" (con faccia delusissima)
lunedì 12 luglio 2010
venerdì 9 luglio 2010
New Look
In realtà non sono capace di usare questi nuovi gadgets a disposizione quindi il nuovo layout fa abbastanza cagare ma confido sui vecchi collaboratori e su eventuali nuovi adepti per ringiovanire il tutto...eh?
giovedì 6 maggio 2010
Consigli di lettura
[...]
Perchè, quando e come l'amore legato si trasforma in assassinio. Avrei voluto gridare tutte le imprecazioni che non domino.
Chi ama e abbandona
Dio lo deve punire
Dio lo deve punire
con il passo dello scarafaggio
il ronzio del vento
la polvere della terra.
Le imprecazioni gridano, ma in quale orecchio. Oggi l'erba si mette in ascolto, quando parlo d'amore. Mi sembra che questa parola non sia onesta con se stessa.
mercoledì 5 maggio 2010
nonsoloross
Noto negli ultimi post della nostra eroina (nel senso di eroe al femminile, non di sostanza stupefacente) una sottilissima vena di anti-italianità vorrei rammentare alcuni dei meravigliosi privilegi di chi appartiene al belpaese.
Primo per onor di (recente) cronaca: qual è il paese al mondo in cui un onesto lavoratore si puo' svegliare una mattina (o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao) e trovare magicamente, a sua insaputa - e sottolineo a - la propria dimora pagata? Ma dove se non in Italia, una repubblica democratica fondata sul lavoro. E quindi, viste le condizioni in cui volge il sistema occupazionale di questi tempi tale repubblica rischia le proprie fondamenta perche' inter nos... sto lavoro dove cazzo e'?
Ed e' quindi costituzionalmente previsto che, a causa della ormai accertata assenza di lavoro, la repubblica possa divenire una monarchia assoluta basata sulla legge del piu' forte (che di questi tempi non ha piu' accezione muscolare ma puramente monetaria) e il ragionamento testosteronico.
Per quanto io sia una assoluto sostenitore fermamente credente nell'aulica fusione fra l'amor cortese e il dantesco "amor che move l'astri e l'altre stelle", che dai giovani viene tradotto in "tira piu' un pelo di..." - beh il resto è noto - credo sia ora di fare un distinguo fra chi apprezza le grazie e chi le grazie se le voglia solo assogettare, magari pagando.
Ma tutto questo dove porta? Da nessuna parte naturalmente, come d'altronde non e' detto che ogni cosa da qualche parte debba portare, no?
E quindi riassumendo i vantaggi di quest'Italia dall'incerto destino mi dico e chiedo: cazzo, ma e' dal rinascimento che non esce qualcosa di decente, non vogliamo mica che il belpaese venga ricordato solo per vestiti di dubbio gusto e buona cucina?
Pero' come si mangia da noi.... Ma vaffanculo me e il mio sdoppiamento di personalita'
Ufffffff
Schizodema.
domenica 2 maggio 2010
Medici Simil Fantozzi
9 aprile 2010 mi raccomando mandaci il passaporto con il DHL, compila cosi' e cosi' ecc
Silenzio stampa fino al 19 aprile...intanto incombeva la nube vulcanica
20 aprile 2010 scusate ma come faccio a partire il 23 se non ho ne' il contratto, ne' il passaporto ne' il biglietto aereo???
21 aprile 2010 il DHL e' venuto stamattina ma tu non c'eri ma io me lo devo sognare che viene il DHL se voi non me lo dite? non ti preoccupare viene domani (22 aprile 2010 ndr) entro le 12 e il biglietto aereo? non ti preoccupare, c'e' tempo, sei in lista d'attesa, il vulcano, le papille gustative interrotte, il gomito che fa contatto col piede, una bruschetta in un occhio, una lacrima sul visto.....ore 17.30 partenza rimandata, le autorita' del Burundi non vogliono fare aprire i 12 centri di salute previsti ma fermarsi a 3, ci sara' una riunione lunedi' 26, restate in stand by ma fate partire i contratti come previsto dal 22
ore 18.20 se salta il Burundi siamo pieni di opzioni, Yemen, Malawi, Casalpusterlengo....
22 aprile 2010 ore 15 dove cazzo e' il mio passaporto?? arriva nel pomeriggio ma non era entro le 12? ore 16.15 arriva il passaporto
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martedì 27 aprile 2010
Unusual

UNUSUAL
A cura di Massimo Marchetti
Inaugurazione: Venerdì 30 Aprile 2010 ore 18:00
Performance Sonora - The Hearing live set: Alfeo Pier aka Dubit
Catalogo disponibile in Galleria
Ingresso gratuito
Dal 30 Aprile al 16 Maggio 2010
Galleria del Carbone
Via del Carbone 18/a
44121 Ferrara
Info: acca.blu@libero.it
http://www.matteofarolfi.it
http://www.massimofesti.com
La mostra Unusual inaugurerà il 30 Aprile 2010 alle ore 18 alla Galleria del Carbone di Paolo Volta. Durante l’inaugurazione si terrà una performance visiva legata al suono che coinvolgerà oltre che gli artisti protagonisti della mostra: Matteo Farolfi e Massimo Festi, un terzo personaggio mascherato: il dj producer Alfeo Pier aka Dubit, che comporrà dal vivo un brano di musica elettronica che mimerà l’entità dei lavori presenti. Sarà presentato inoltre l’originale taccuino-catalogo, realizzato dai due artisti (con un testo di Roberta Bergamaschi).
Dal testo critico di Massimo Marchetti:
…L’identità non si limita più a essere rappresentata attraverso la lavorazione dell’immagine: l’identità è quella lavorazione, simulazioni cangianti con cui ci si presenta ogni volta in modo differente, basti pensare al camaleontismo di un Matthew Barney…Da un lato le trasparenze di Matteo Farolfi, volti ibridi tra l’inorganico e il naturale che sono pellicole pronte ad essere applicate sulla viva pelle. Interessato ad amalgamare suggestioni formali, scenografie e oggetti provenienti da culture differenti, Farolfi allude a nuovi tipi di catalogazione, quasi si trattasse di impostare un bestiario…Dall’altro lato, l’installazione di Massimo Festi svela un senso di smarrimento profondo e di solitudine. I segni di un interno domestico ambiguo, quasi una dark room, con i ritratti impaginati come specchi, la carta da parati, le luci basse, rimandano a una dimensione di decadenza ostentata in cui sono incorniciati i sintomi di un’incontrollabile patologia… Sono volti e maschere dai confini incerti, attori e spettatori di un teatro forse inusuale ma certo non impossibile
domenica 25 aprile 2010
giovedì 22 aprile 2010
Consigli per la Lettura

Da un rosso divano parigino al lago Bajkal, con gli occhi ad un paesaggio fatto di betulle e isbe, e ad un passato che si presenta puntuale e si mescola ad un presente fino a confonderne le immagini.
Alla ricerca di un uomo che ha amato e che è partito per la Siberia seguendo un’utopia e un ideale, Anne lascia il suo appartamento di Parigi e una vita ormai comoda e dai contorni netti per affrontare un lungo viaggio sulla Transiberiana attraverso una Russia che porta ancora le tracce dell’esperienza post-stalinista. Il canapè rosso che dà il titolo al romanzo di Michéle Lesbre, piccolo capolavoro letterario, è quello di Clémence, un’anziana modista che abita nello stesso palazzo di Anne e con cui la donna ha stretto un’intensa amicizia fatta di ore trascorse tra letture, letteratura e ricordi.
L’appuntamento settimanale con l’amica diventa ben presto uno spazio sospeso nel tempo, che consente ad Anne e Clémence di ripercorrere le vite di donne del passato, donne indipendenti che hanno attraversato la storia con incredibile coraggio. Ma anche di lasciar riemergere le loro vite, e il loro passato, segnato - per entrambe - dall’amore di un uomo in un periodo della vita, la gioventù, in cui il confine tra il possibile e l’impossibile sembra svanire, in cui l’ideale e l’utopia sembrano poter essere realizzabili e a portata di mano. Scorrono così, in parallelo, due esistenze. Dal canapè rosso dell’appartamento parigino viaggiamo tra i ricordi di Clémence che ci riportano alla Parigi della Resistenza, e ad un amore giovanile ucciso dai nazisti. E dal lungo Senna della Seconda guerra mondiale, ci spostiamo a quello del presente, che fa da sfondo alla partenza di Anne per il Lago Bajkal. Dai finestrini della Transiberiana, Anne osserva boschi, steppe e terre abbandonate, accompagnata dell’odore di tè e minestre di cavoli e dalla presenza silenziosa e costante dei viaggiatori russi. Parallelamente e con sguardo altrettanto profondo, la donna ripercorre il proprio passato, gli anni delle lotte politiche e delle militanza accanto a Gyl, l’uomo che ha abbandonato la Francia spinto dal sogno di poter dare concretezza ad un’utopia, l’uomo di cui lei non ha più notizie da anni e di cui ora è alla ricerca. Trovando di lui, inevitabilmente, tracce che raccontano di un’altra vita, con un’altra donna, nel paese mitizzato.
Diversamente da Clemence però, rimasta per tutta la vita legata al ricordo del compagno, ancorata ad un passato trasformato in presente immobile, Anne riesce finalmente a trovare una risposta, a osservare ciò che è stato con maggiore consapevolezza, a guardare lontano verso una nuova partenza. Il romanzo di Michèle Lesbre non è soltanto un racconto intenso e malinconico, scritto con morbidezza e densa semplicità. E’, soprattutto, un viaggio interiore che la scrittrice - con la sua prosa – riesce a far fare al lettore. E il viaggio, come sostiene l’autrice francese, citando una massima tibetana, è “un ritorno all’essenziale”. L’unico modo per poter essere contemporaneamente lontani e così vicini a se stessi da potersi osservare senza filtri, né giustificazioni o scuse. L’unico modo per poter prendere finalmente distanza dalla propria vita.
lunedì 12 aprile 2010
Invidia....
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mercoledì 7 aprile 2010
Facciamoci riconoscere
Inevitabile corollario, ulteriori disagi e perdita di tempo a bordo, perchè le borse non entrano nè nelle cappelliere nè sotto i sedili, e qui chiudo. Mi limito a dire che noi italiani siamo - siamo diventati? - i disadattati della convivenza internazionale.
E l'aura fai son vir
martedì 30 marzo 2010
Nanni ha sempre ragione
http://www.youtube.com/watch?v=blBwU7oYE8o
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venerdì 26 marzo 2010
lunedì 15 marzo 2010
Pétite maison dans la prairie.....
Ieri sera sono arrivata al mio Hotel parigino conscia di dover "partager la chambre avec une autre stagiaire", busso per educazione e mi apre Laura Ingols (ma si scriveva così?) a 70 anni. Vi ricordate la sigla quando lei corre giù per la collina fiorita? Ecco, Nancy from the US non ha le treccine ma capelli lunghi, bianchi dallo scalpo alle spalle e marroni dalle spalle al culo (alla faccia della ricrescita) tenuti a codini da due simpatici ciappettini (la giornalista azera ne sarebbe stata entusiasta) e, obviously, il vestito fiorato (ma non è inverno anche a Seattle?Ma soprattutto Seattle non era la patria del Grunge?).
Qualcuno mi ha detto "ringrazia, poteva capitarti Nelly Oleson".
Vabbè ma questa ha: cucinato una roba inguardabile e inodorabile in uno studiò di 12m2, non ha lavato i piatti, come nel telefilm si farà il bagno per le grandi occasioni visto che gli asciugamani sono ancora intonsi, occupa l'unico tavolo e la connessione internet, sa tutto perchè è un medico....
Mi fa "se vuoi ci son 2 mensole libere in bagno, io non le uso", grazie al cazzo hai messo i tuoi vestiti da pioniera del Klondike nell'armadio a muro, 2 sacchetti di ciappi e 1 di vitamine (sapete com'è, la dieta mediterranea è pericolosissima, avrà strutto liofilizzato in pillole....) nelle mensole in camera, altre robe fiorate nell'unico cassetto esistente e invaso il comodino.
Non russa come un cow-boy ma un po' grufola, stamattina mi ha pure aspettato per andare alla sede di MSF...che è praticamente dall'altro lato della strada.
Ma non potevano mettermi con la spagnola? con l'armena? la colombiana? la belga?
PS chi dice, o solo pensa, "non la trovi mai pari" può andare a cagare....
martedì 9 marzo 2010
In diretta dal I sec. a.C.
... abbiamo amore del lusso e avidità, la miseria nelle finanze pubbliche e la ricchezza in quelle private; teniamo in pregio gli averi, ma ci piace stare senza far nulla; non c'è alcuna distinzione tra furfanti e galantuomini; l'ambizione si appropria dei premi dovuti al merito. E non c'è da meravigliarsi: ciascuno di voi delibera soltanto a vantaggio dei propri interessi, siete schiavi a casa dei piaceri, qui [in senato] del denaro e dei favori ...
domenica 14 febbraio 2010
LOURDES
Bello e toccante "Lourdes", in concorso al festival di Venezia. Ecco la recensione.
Un gruppo di persone con gravi problemi fisici si reca in pellegrinaggio a Lourdes. Un miracolo è tale perché è quasi impossibile che avvenga, eppure tutti i partecipanti della spedizione logicamente lo anelano, lo ritengono come la vera ragione del viaggio, seppure sanno bene che non si può dire. La nostra protagonista (interpretata da una bravissima Sylvie Testud) è una ragazza affetta da sclerosi multipla. Non può più camminare né muovere gli arti inferiori. L'assistenza che riceve deve essere completa. La ragazza che l'accompagna è una giovane volontaria dell'Ordine di Malta, più occupata però a flirtare con i ragazzi che a prendersi cura dei bisogni della giovane inferma. Tour organizzati del genere significano pianificazione. Ecco quindi la passeggiata nella grotta, la messa e la benedizione comune, la foto di gruppo, la mensa e la festa di fine gita. La disperazione di tutti è palese: a Lourdes sembra che nessuno ci arrivi per purificarsi l'anima, come un prete dice ad una donna che chiedeva quale iter di azioni seguire affinché un miracolo avvenga, ma per sentirsi il più vicino possibile alla guarigione non del contenuto, ma del contenente, di quel corpo che si ribella dolorosamente alla vita.
Con secchezza narrativa, un'immobilità delle inquadrature che è solo apparente (i movimenti spesso sono lenti e/o impercettibili, ma sempre funzionali e significativi) e un'amara ironia che cresce a poco a poco, fino ad un finale tanto nero quanto grottesco, la Hausner costruisce una storia di speranza e desolazione, di attimi e eternità. Ad essere prese di mira non sono solo le dinamiche interne alla classe di credenti, ognuno a suo modo rivolto più verso sé stesso che al prossimo, ma il significato della parola "felicità". E' lo stato emozionale a cui tutti ambiscono: è possibile identificarlo con traguardo materiale, o nascerà sempre da noi, dal nostro rapporto con gli altri, con il tempo e quel continuo senso di spaesamento che tocca, prima o poi, una o più volte durante la nostra esistenza, tutte le nostre vite?
"Lourdes" riesce a porre, soprattutto con il lancinante epilogo, queste domande. Senza retorica, senza blasfemia. Non è poco. Non è assolutamente poco.
Troppe caselle di posta? Gestiscile da Hotmail!
giovedì 11 febbraio 2010
martedì 9 febbraio 2010
Huelga
Quiero una huelga donde vayamos todos.
Una huelga de brazos, piernas, de cabellos,
una huelga naciendo en cada cuerpo.
Quiero una huelga de obreros
de palomas de choferes de flores
de técnicos de niños
de médicos de mujeres.
Quiero una huelga grande,
que hasta el amor alcance.
Una huelga donde todo se detenga,
el reloj las fábricas el plantel
los colegios el bus los hospitales
la carretera los puertos.
Una huelga de ojos, de manos y de besos.
Una huelga donde respirar no sea permitido,
una huelga donde nazca el silencio
para oír los pasos del tirano que se marcha.
Gioconda Belli
giovedì 28 gennaio 2010
Lessons learned
Mai andare a letto per ultimi altrimenti ti trovi sul cesso al buio col generatore spento
Da un bambino puo' uscire di tutto, di qualsiasi forma, colore e odore....
L'acqua calda è una gran scoperta!
Il volo PAM non è un carrello della spesa con le ali (spero....)
dalla Ross (anche se postato da me)
lunedì 18 gennaio 2010
Giornata tipo
Alle 7.30 riunione dello staff con quelli della notte che passan le consegne, si perde tutto il tempo a salutarsi quindici volte senza capire un cazzo delle notizie fondamentali, vabbè noi siam sempre i soliti europei cafoni.
Visita ai cinni vari: le dé? (il vomito), le sasà? (la diarrea), leghe oké? (quante volte); se siam fortunati la mamma in questione ha tenuto la mutanda con un bel balocco di cacca accanto al letto per farcela osservare.....poi ne ripesiamo un po' visto che qui non san contare e fan casino con decine e centinaia ci sono bambini di pochi mesi che crescono o calano di 10kg alla volta, ci vuol pazienza.
Se non ci sono urgenze tipo trasfusioni, choc, febbri ecc a pranzo pausa di 1h per mangiare riso o pasta (questa non la tocco perché contro la mia religione), carne in salsa e banane in tutte le forme.
Il pomeriggio si cerca di finire il lavoro del mattino e tappare le falle poi ci avviamo a piedi verso casa salutando come al solito tutti che ci chiedono "c'est le retour?", educati ma un po' ripetitivi 'sti centrafricani.
Una buona doccia gelata per mantenere il raffreddore e la tosse, si aggiorna il database, due chiacchiere, un po' di musica, cena come a pranzo e a nanna sotto la zanzariera, non tanto per le zanzare ma per altre migliaia di animaletti che tappezzano i nostri muri......
dalla Ross (anche se postato da me)
venerdì 8 gennaio 2010
Befana in Africa
Ieri sera siamo persino usciti a bere una coca cola, ben calda, sotto una capanna di paglia, rigorosamente al buio; al ritorno quello del Niger mi era praticamente in braccio perché ero l'unica con la torcia e lui ha una paura fottuta dei serpenti (ma non abita nel deserto????mah).
Qui la vita scorre tranquilla come la Mamberere, il log ci ha fatto il bagno, io col c....fra correnti, parassiti e coccodrilli non saprei che scegliere.
Unica notizia che ha fatto scalpore: a 40km un gruppo di bracconieri arrivati a cavallo dal Sudan ha ucciso due elefanti per l'avorio delle zanne e popolazioni di interi villaggi si sono fiondate a recuperare un po' di carne.
Mi han proposto di passare in piroga in Congo Brazzaville in un campo profughi della RDC......ho gentilemente rifiutato, prendiamo l'Africa (e MSF) a piccole dosi....
dalla Ross (anche se postato da me)
venerdì 1 gennaio 2010
2010: buoni propositi
Imparare a fare la sfoglia col mattarello
Fare sport anche senza iscriversi in palestra (nuoto, corsa sul posto, addominali sul pavimento)
Usare la crema per le mani
Convincere qualcuno a iscriversi con me a Storia o Scienze Politiche indirizzo storico o a qualcosa di analogo
Andare a vedere i salares boliviani
Svuotare le scatole di zavagli direttamente nel rusco
Studiare bene lo spagnolo
Leggere la recherche di Proust (in francese) e Guerra e Pace (in italiano!)
Stirare saltuariamente le cose necessarie
dalla Ross (anche se postato da me)














