...niente illusioni, manca pure Robert Redford.....
Mi sono unita per 3 giorni al team degli ambulatori esterni, 2 villaggiotti a un centinaio di km da Carnot, ovvero 6-7 ore di sobbalzi, guadi, pista fra rovi e una decina di pazienti da riportare a casa che hanno incessantemente cagato e vomitato (fino ad ora la parte più dura della missione)
In pratica arrivati in loco si raggiunge il poste de santé, ovvero capanna in cui un soggetto detto major è capace di tagliare un cordone ombelicale o trattare un morso di serpente (a questo proposito il guardiano notturno ne ha ucciso uno che stava entrando in casa non invitato) e si monta l'attrezzatura: zona d'ombra, bilancia appesa al soffitto, angolo medico, angolo farmacia ecc.
Tutto ciò con orde di bambini che ti salutano, autorità locali completamente rincoglionite e staff MSF voglia di lavorare saltami addosso.
Fatto N'Dinguiri abbiamo proseguito verso M'Boula dove abbiamo passato la notte in un paio di camerette attorno a un cortile con bagno en plein air; in realtà per la prima volta mi son lavata con l'acqua calda visto che ce la siamo scaldata sul fuoco, unica pecca degli scarafoni piuttosto invadenti disposti tipo giocatori di rugby attorno alla toilette.
Purtroppo niente elefanti anche se dicono sia la zona giusta, scimmie e antilopi solo a pezzi al mercato (pare la carne sia ottima) e mandrie di bufaloni di pastori nomadi Peul/Bororo: alti, magrissimi, chiari e con acconciature eleganti e curate.
Per ogni villaggio che si attraversa tutti gridano: baramundu berere o qualcosa di analogo che ovviamente vuol dire......
dalla Ross (anche se postato da me)
venerdì 18 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
esempi
Martedì mattina, londra, National Gallery.
Gironzolo un po' a caso nelle ampie sale del museo - ci sono già stata altre volte, tanto è gratis - e, nel giro di un paio d'ore, incontro ben quattro scolaresche delle elementari: gruppi di una ventina di bambini di 5-6 anni, tutti in divisa con il loro pullover colorato e i calzoncini corti o la gonna a pieghe (rigorosamente senza calze), seduti per terra, in silenzio, davanti ad un quadro. I loro maestri e maestre (tutti, tranne uno, molto giovani) parlano e li interpellano continuamente e ad ogni domanda si alza impaziente una selva di manine. C'è un maestro che fa "animare" una scena veneziana del Canaletto, con marmisti che scalpellano e signore alla finestra, e i bambini lì che fissano il quadro e mimano lo scalpello cercando di riprodurne il rumore e fanno ipotesi su dove stia andando quel signore che entra in una porta. Sarà una casa? no, più probabilmente una bottega, vero?
Gli altri con il pullover rosso guardano e ascoltano la storia di Atteone, due sale più in là, invece, si disegna. In effetti ce ne sono parecchi di studenti, più grandicelli, che sostano a coppie davanti ai quadri per cercare di ricopiare le immagini e, a sbirciarne i quaderni, non sono studenti di arte.
Il tutto senza intralcio per i visitatori e senza confusione. Come se il museo fosse un normalissimo luogo di studio, un'alternativa all'aula scolastica, un posto vivibile e accogliente in cui sedersi per terra, come se i quadri fossero un qualcosa di assolutamente accessibile, da guardare e interrogare e immaginare dando spazio alla fantasia. I bambini che ho visto cresceranno avendo esperienza di questo.
Gironzolo un po' a caso nelle ampie sale del museo - ci sono già stata altre volte, tanto è gratis - e, nel giro di un paio d'ore, incontro ben quattro scolaresche delle elementari: gruppi di una ventina di bambini di 5-6 anni, tutti in divisa con il loro pullover colorato e i calzoncini corti o la gonna a pieghe (rigorosamente senza calze), seduti per terra, in silenzio, davanti ad un quadro. I loro maestri e maestre (tutti, tranne uno, molto giovani) parlano e li interpellano continuamente e ad ogni domanda si alza impaziente una selva di manine. C'è un maestro che fa "animare" una scena veneziana del Canaletto, con marmisti che scalpellano e signore alla finestra, e i bambini lì che fissano il quadro e mimano lo scalpello cercando di riprodurne il rumore e fanno ipotesi su dove stia andando quel signore che entra in una porta. Sarà una casa? no, più probabilmente una bottega, vero?
Gli altri con il pullover rosso guardano e ascoltano la storia di Atteone, due sale più in là, invece, si disegna. In effetti ce ne sono parecchi di studenti, più grandicelli, che sostano a coppie davanti ai quadri per cercare di ricopiare le immagini e, a sbirciarne i quaderni, non sono studenti di arte.
Il tutto senza intralcio per i visitatori e senza confusione. Come se il museo fosse un normalissimo luogo di studio, un'alternativa all'aula scolastica, un posto vivibile e accogliente in cui sedersi per terra, come se i quadri fossero un qualcosa di assolutamente accessibile, da guardare e interrogare e immaginare dando spazio alla fantasia. I bambini che ho visto cresceranno avendo esperienza di questo.
lunedì 7 dicembre 2009
Blood Diamonds
Prendete il film, togliete Leonardo di Caprio e il bar figo sulla spiaggia, aggiungete un villaggio del far west con commercianti libanesi ed eccovi Carnot, la città dei diamanti della RCA.
La vita è spartana ma accettabile, ho persino una cameretta tutta per me, acqua fredda tutta la giornata, calda mai, e elettricità fra le 18 e le 22. E' la stagione secca, ovvero caldo porco di giorno e di notte è gradita la copertina Unicef di cui siamo dotati pure noi. L'ospedale è fatto a padiglioni (capanne....) tipo il S Orsola....più o meno....diciamo che il livello medico-infermieristico è superiore all'Abkhazia anche se resta una tragedia e io sono il referente medico di cose di cui non ho la più pallida idea! La pediatria è un vero casino, per fortuna tutti sintomi portano alla malaria...che prenderò probabilmente insieme a scabbia e tubercolosi, se non ce l'ho già.
Ultima nota sui compagni di missione: confermo il mio razzismo, i francofoni sono molto meglio degli anglofoni: bevono, fumano, mangiano carne, ne capiscono di musica e cinema, sanno che succede nel mondo e la mattina alle 6.30 a colazione non ti stracciano i coglioni!
dalla Ross (anche se postato da me)
La vita è spartana ma accettabile, ho persino una cameretta tutta per me, acqua fredda tutta la giornata, calda mai, e elettricità fra le 18 e le 22. E' la stagione secca, ovvero caldo porco di giorno e di notte è gradita la copertina Unicef di cui siamo dotati pure noi. L'ospedale è fatto a padiglioni (capanne....) tipo il S Orsola....più o meno....diciamo che il livello medico-infermieristico è superiore all'Abkhazia anche se resta una tragedia e io sono il referente medico di cose di cui non ho la più pallida idea! La pediatria è un vero casino, per fortuna tutti sintomi portano alla malaria...che prenderò probabilmente insieme a scabbia e tubercolosi, se non ce l'ho già.
Ultima nota sui compagni di missione: confermo il mio razzismo, i francofoni sono molto meglio degli anglofoni: bevono, fumano, mangiano carne, ne capiscono di musica e cinema, sanno che succede nel mondo e la mattina alle 6.30 a colazione non ti stracciano i coglioni!
dalla Ross (anche se postato da me)