martedì 19 agosto 2008

Diario di viaggio: om mani padme hum


Ultimo giorno a Leh, da domani si scende lasciando il Ladakh buddista, le montagne, gli stupa, i gompa ecc. Abbiamo concluso con i monasteri di Alchi con bellissimi affreschi, raggiunti con bus locale con gente appesa da tutte le parti.
Riflessione gastronomica: un piatto tipico qui e il teemok o qualcosa di simile, una sorta di pallotta di pasta cotta a vapore che si toccia in sugo con montone: l'anno scorso a Timbuctu avevo mangiato esattamente la stessa cosa, diversa solo per forma della pagnotta...e scusate i canederli con gulash???? Qui bisognerebbe fare una ricerca approfondita!!!!
Ieri lago Pangong al confine con la Cina, domani Tsomoriri poi giu a Manali e fra uqlache giorno saremo nella bassa indiana con l'umidita, la pioggia e lo smog pronti per l'avventura induista fino alla citta sacra di varanasi.
Stay tuned.






sabato 16 agosto 2008

Diario di viaggio: Il nobel per chi ha inventato il Travelgum


Sono di ritorno a Leh dopo aver fatto la strada piu alta del mondo, 5602mt, sticazzi! Oltre a cagarmi sotto per la pendenza (non e simpatico incontrare un convoglio di 60 camion militari su una strada in cui non ci passano due persone per mano...) anche le curve e le buche danno il loro da fare.
Anyway, cime hymalayane innevate, pendii brulli, valli superfertili con mele e albicocche (non come le nostre che non san di un cazzo) e dune di sabbia con i cammelli della battriana, a due gobbe, un tempo usati per le carovane della via della seta.
Ieri era l'Independence Day indiano e abbiamo assistito ai festeggiamenti nella Nubra Valley, canti, balli, ricchi premi et cotillons...l'evento dell'anno...e poi per gli altri 364 giorni cazzo fanno quelli la?
Nel 2004 ero stata a Kannyakumari, avete presente la pumta dell'India? Ieri ci siamo avvicinati al punto piu a nord, ora che l'ho fatta in lungo mi manca il largo...
Bene, vado a continuare con lo shopping furente e ad addentare qualche momo.
Frase del giorno: C" Cazzo, tutta questa menta e sprecata per il te, dovremmo farci dei mojito!"






lunedì 11 agosto 2008

Diario di viaggio: jule


" La strada che sale al passo zoj-la non e adatta ai deboli di cuore", cosi sentenzia la bibbia del viaggiatore ed in effetti ha ragione! Passata la valle del kashmir con pastori nomadi, facce da talebani e uno spiegamento militare che neanche in irak, si sale la snake road, tagliata nel ripido fianco della montagna..sticazzi!
Il paesaggio e splendido, montagne brulle, vallate scavate dal fiume con sorte di oasi verdissime (famose per le albicocche!), sembra quasi l'antiatlante pero a 3500 piu su.
Dal kashmir passiamo al Ladakh, le facce diventano a mandorla, si suona meno il clacson, copaiono i primi stupa, monaci e bandierine colorate. Ieri abbiamo dormito di fronte al Gompa piu antico del Ladakh, X secolo; per arrivarci quei pirla di kashmiri ci han portato sul passo fotu-la a oltre i 4000mt, col buio e la pioggia, d'altra parte da due che si fanno svuotini per tutto il viaggio non potevamo aspettarci di piu.
Non poteva mancare anche il ponte rotto per la pioggia e il passaggio zaino in spalla di passerella, per fortuna non tibetana1
Eccoci a Leh, ho mal di testa ma non so se e il famoso mal di montagna o la cottura di questi due giorni di viaggio, presa una camera nella guesthouse ecologica: acqua scaldata dai pannelli solari, compost toilet e orto biologico.
Domani festival di un monastero poi abdremo nella Nubra Valley: vuoi non fare il p[asso carrozzabile piu alto del mondo? Per cosa li abbiamo presi a fare i travelgum?
allora JULE e alla prossima







sabato 9 agosto 2008

Diario di viaggio: J&K


Odio gli aerei, soprattutti se sono Iliushin russi, che quando scendono fanno salire il mio stomaco e tutto quel che c'era dentro...Comunque a parte un intoppo al transito internazionale dello sheremetevo dove han messo al check la prozia di Putin che legge solo il cirillico e parla esclusivamente moscovita stretto, viaggio ok.
Da quando siamo atterratti in Kashmir avremmo dato il nome a dieci posti di blocco, fatto altrettante perquisizioni, visto soldati uscire anche dalla tazza del cesso, a La Russa e Maroni piacerebbe molto questa simpatica militarizzazione della citta.....la nostra guida dice che questo e un posto tranquillissimo se non fosse per gli indiani che lo occuopano...non credo risolveranno la questione a breve...
Alloggiamo in una ottima houseboat sul lago Dal, ci son 25 gradi, arietta e niente zanzare! Oggi una visita ai giardini Moghul, qualche moschea e la citta vecchia dove pero e tutto chiuso a causa di blocchi, scioperi e manifestazioni che stanno agitando la zona, cazzo oggi neanche un souvenirino. Domani ci tocca andare via con jeep a nolo dato che i mezzi pubblici non sono sicuri, sto contrattando a sangue il prezzo e cercando di spiegare al tipo che sono un povero medico italiano che andra in africa e non un magnate, forse vedendo come son vestita ci crede.
Frase del giorno: C "guarda quante rane in quella piscinetta" R"sono scarafaggi"...le dimensioni eran le stesse, magari fritti sono ottimi...
A presto per nuove avventure.






martedì 5 agosto 2008

Preparativi

Dopodomani parto e il tarlo del dubbio già mi rode: che mi starò scordando? I soldi li arrotolo in cintura, a mo' di cocainomane, domani, dopo che li ho estorti ai miei genitori ma lo zaino è lì che mi guarda. Ho medicine per tutto, e poi son vaccinata tipo scudo spaziale; l'abbigliamento è il solito da supereroe con qualche new entry trovata in fondo all'armadio, dubito di uscire di casa scalza, i rullini li ho comprati.
Rullini direte voi? Meglio dico io, DIAPOSITIVE! Già pregusto una bella seratina con circa 150 diapo da propinare agli amici sul mio comodo divano.
La check list è stata controllata anche da terzi, insomma potrei forse essere quasi circa pronta....
....la notte (al lavoro) mi porterà consiglio.

martedì 29 luglio 2008

Tautologia


Più che un sistema di comunicazione, rivela spazi collettivi in una società che li ha ridotti
Un po' circolo, un po' palcoscenico, un po' piazza, un po' sezione di partito

Villaggio blog, vista sul mondo
le nuove forme di dialogo

di MARINO NIOLA


Villaggio blog, vista sul mondo le nuove forme di dialogo
"Dovessi spiegarti che cos'è il mio blog ti direi che è un luogo, riscaldato d'inverno ed areato d'estate, con un indirizzo e una buca delle lettere, finestre per guardarci dentro se passi nei pressi ed una porta aperta per entrare se ti andrà. L'insieme dei blog che leggiamo e di quelli che ci leggono è un villaggio particolarmente salubre fatto di abitanti che si siano scelti fra loro e non paracadutati lì dal caso". Parola di blogger.
È evidente che il blog è molto più di un sistema di comunicazione. È un angolo di mondo, avrebbe detto Herder. O una forma di vita, per dirla con Wittgenstein. In entrambi i casi uno spazio di condivisione simbolica caratterizzato dai suoi usi, costumi, sensibilità, abitudini, codici sedimentati - ma prima ancora creati - e da un linguaggio comune. I blog sono a tutti gli effetti le nuove forme di vita prodotte dalla rete, degli autentici angoli di mondo virtuale.

Certo che il blog è un luogo di confronto e di scambio di idee, informazioni, pareri, servizi, ma è anche di più, molto di più. Questa forma di diario in rete - il termine è la contrazione di web e di log che significa appunto diario ma anche traccia - sta dando vita a una nuova cartografia sociale. Fatta di punti di aggregazione fondati sulla circolazione delle opinioni.

Qualcuno li considera un po' come la versione immateriale dello Speaker's Corner, letteralmente angolo dell'oratore, di Hyde Park a Londra, dove chiunque può montare su una cassetta di legno a mo' di palco e predicare sul mondo in assoluta libertà. Occupando un angolo di spazio pubblico per dire la sua. Quella minuscola cassetta garantisce una sorta di extraterritorialità che consente a ciascuno di dire fino in fondo tutto ciò che pensa. A ben vedere il blog è proprio una occupazione di immaginario pubblico, una sorta di tribuna virtuale. E contribuisce a rivelare la forma dei nuovi spazi collettivi di una società che ha profondamente mutato le sue categorie spaziali e sta passando dalle divisioni alle condivisioni, dai luoghi tradizionali - territori fisici delimitati, confinati, sul modello delle nazioni - agli iperluoghi immateriali che ridisegnano le mappe del presente.

Nuovo luogo della condivisione pubblica in un tempo caratterizzato dalla scomparsa progressiva dello spazio pubblico tradizionale: un po' circolo, un po' palcoscenico, un po' salotto, un po' sezione di partito, un po' piazza, un po' caffè. I diari in rete rappresentano modi diversi di sentirsi comunità. Non più comunità locali, e localistiche, basate sulla prossimità geografica, residenziale, cittadina, ma su forme inedite di appartenenza.

Ecco perché il blog non è solo uno strumento del comunicare, ma è una potente metafora del nostro presente in rapida trasformazione e un simbolo anticipatore del nostro futuro. A farne un mito d'oggi è proprio la sua capacità di dirci qualcosa di profondo su noi stessi, di mostrarci con estrema lungimiranza ciò che stiamo per diventare anche se ancora non lo sappiamo con precisione. Nei grandi cambiamenti epocali il mito, la metafora, il simbolo si assumono proprio il compito di lanciare dei ponti verso quelle sponde del reale che ancora non vediamo ma, appunto, intravediamo. Anche se abbiamo già cominciato a viverci dentro istintivamente. In questo senso i comportamenti del popolo dei blog ci aiutano a cogliere quanto stiano di fatto mutando le stesse categorie di identità e di appartenenza: sempre meno materiali, sostanziali, fisse e sempre più fluttuanti, mobili, convenzionali.

E come sia cambiata la stessa nozione di luogo di cui viene oggi revocato in questione il fondamento primo, ovvero l'idea di confine naturale, in favore di quella di confine digitale. Il blog anticipa una realtà che non è più quella del paese, della città, del quartiere, della classe d'età, della famiglia, della parrocchia, del circolo. I bloggers si rappresentano come una comunità di persone che si scelgono liberamente e su scala planetaria. E in questa dimensione extraterritoriale intessono un nuovo legame sociale.
Comunità senza luogo? Niente affatto. È la vecchia nozione di luogo ad essere inadeguata. E assieme a lei quella apparentemente nuova di non-luogo che della prima non è che la figlia degenere. Perché è fondata su una idea pesante, solida, ottocentesca del luogo e della persona.

Un'idea che ha l'immobile solidità del ferro e non la mutevole fluidità dei cristalli liquidi. In realtà a costituire il tessuto spaziale, ieri come oggi, sono sempre le relazioni, mai semplicemente le persone fisiche. E oggi le relazioni sono sempre meno incarnate, sempre meno materializzate, ma non per questo scompaiono.

La liquidità della rete è la vera materia sottile della trama sociale contemporanea, e perfino di quella spaziale se è vero che oggi l'iperconnessione è il principio vitale che circola come sangue nel corpo del villaggio globale. I cosiddetti non-luoghi sono in realtà più-che-luoghi, super-luoghi, sono luoghi all'ennesima potenza, acceleratori di contatti, incroci ad alta densità, moltiplicatori di collegamenti tra bande larghe di umanità. È questa la cartografia wi-fi della nuova territorialità, la cosmografia del presente di cui Internet è il dio e Google è il primo motore immobile. Una rivoluzione recente ma che sta già cambiando il vocabolario dell'essere: dal to be al to google e, sopratutto, al to blog.

Non a caso bloggare è diventato un verbo. Il terzo ausiliare per chi è in cerca di casa, di lavoro, di visibilità, di posizione insomma. È la terra promessa degli homeless digitali, la nuova frontiera dei migranti interinali in cerca di hot spots, di porte wireless, di ambienti interconnessi. Un nuovo paesaggio fatto di camere con vista sul web. Proprio così una blogger definisce il suo miniappartamento virtuale. O un villaggio di villette monofamiliari dove si lascia sempre aperta la porta di casa perché chi ne ha voglia possa entrare a prendere un caffè. Altro che fine del legame sociale. La blogosfera è la traduzione della mitologia comunitaria nella lingua del web, la declinazione immateriale della società faccia a faccia: la nostalgia del paese a misura d'uomo in un download.

Frequentare i blog serve, fra l'altro, a smontare molti dei luoghi comuni sugli effetti nefasti della digitalizzazione della realtà e sull'apocalisse culturale che essa comporterebbe. Fine della lettura, tramonto dell'italiano, declino dello spirito collettivo. In realtà questo sguardo luttuoso sul cambiamento lamenta sempre la scomparsa delle vecchie forme e proprio per questo fa fatica a riconoscere l'intelligenza del presente.

A parte quelli specializzati, espressamente attrezzati a luoghi di cultura, palestre di discussione critica, gabinetti di lettura, atelier di scrittura, i blog sono in generale delle officine stilistiche e retoriche in continua attività, dove la capacità di persuasione e l'estetizzazione della comunicazione hanno spesso un ruolo fondamentale. "Qui sul blog è tutta un'altra cosa. Scrivo in modo molto diverso da come scriverei su un diario. Le persone che mi conoscono commentano e dicono la loro, e i pensieri pubblicati sono molto più profondi".

Per quanto diversi fra loro, i blogger nascono dal linguaggio e vivono di linguaggio. Un regime democratico, dove ciascuno è opinionista nel libero mercato delle opinioni, senza gerarchie di posizione, senza ruoli, senza il peso dell'autorità. Dove ognuno è quel che scrive, dove tutti hanno pari facoltà d'interlocuzione. È la nuova utopia della libertà e dell'eguaglianza. Compensazione simbolica al malessere attuale della democrazia in carne e ossa.

 



Windows Live Messenger Firma le tue e-mail con Messenger!