Reduce da allegro aperitivo in compagnia di ex alunni/e diciottenni, la mia autostima - forse galvanizzata dall'alcool - sentiva orgogliosamente leggeri da vivere i propri 34 anni.
Ieri mattina, a scuola, un'alunna di IV ginnasio mi chiede se deve ricomprare il dizionario di greco o può usare quello che ha già a casa, spiegando così il motivo del suo dubbio:
"Sa, prof, io ho un dizionario dei tempi antichi: lo usava a scuola mia sorella che ora ha 32 anni"
mercoledì 24 settembre 2008
Il deserto dei tartari
"Ne Il deserto dei tartari, attraverso metafore, più o meno velate , analogie, sottili processi allusivi ed evocativi, Buzzati segue la vita/non vita di Giovanni Drogo, dal suo arrivo, appena ventunenne, alla Fortezza Bastiani, fino alla sua morte.
La Fortezza è un avamposto al confine con un deserto, in passato teatro di rovinose incursioni da parte dei tartari: sperduta, sulla sommità di una montagna, retta da regole ferree, microcosmo minacciosamente affascinante che «strega» i suoi abitanti impedendo loro di abbandonarla. I zelanti militari che la abitano e le danno vita sono retti da un'unica speranza, che diviene ragione pura del loro esistere: vedere sopraggiungere i tartari da quei confini, per combatterli, acquisire gloria, onore, diventare, insomma, eroi. Le vite si consumano, dunque, in questa sterile attesa, cullate dalla pigra abitudine, scandite dall'ignaro trascorrere del tempo.
Giovanni Drogo, che arriva alla Fortezza convinto di ripartirne subito, si trova avvinto, immediatamente, dalla sua malia: è sicuro di sé, sa di avere tutta la vita davanti, di poterne disporre a suo piacimento, aspettando la grande occasione. Avverte subito, tuttavia, una contraddizione ragione/cuore: la prima gli fa desiderare di andar via, convincendolo che nulla di buono verrà da quel confine, il secondo continuerà a presentire, fino alla fine, «cose fatali». Così Giovanni si adatta alla vita della Fortezza, consegnando nelle mani della Disciplina militare, sempre uguale, sempre regolare, la propria esistenza. Trascorreranno quindici anni prima che egli inizi a rendersi conto che il tempo è fuggito, prima che riesca ad individuare, a ritroso, perfino l'attimo esatto in cui la giovinezza gli è sfuggita di mano: «la prima sera che fece le scale a un gradino per volta».
Da quel momento tutto diviene troppo veloce, perfino il ritmo della scrittura del libro accelera (basti pensare che in ventuno capitoli vengono descritti quattro anni, e negli ultimi nove, se ne avvicendano più di venticinque!), per giungere alla fine di tutto, all'amara constatazione che la vita stessa sia stata «una specie di scherzo»: mentre, infatti, i tartari, tanto attesi, attaccano davvero, Giovanni Drogo, minato da una grave malattia, è costretto a lasciare la Fortezza per andare a morire, da solo, in un'anonima stanza di locanda, in città. Ma non è nella disperazione che muore : superata, infatti, la rabbia, la delusione, la tentazione di rinnegare tutta la sua vita, egli si convincerà che la Missione Suprema è proprio quella che sta affrontando: la morte «esiliato fra ignota gente», solo ed abbandonato."
La Fortezza è un avamposto al confine con un deserto, in passato teatro di rovinose incursioni da parte dei tartari: sperduta, sulla sommità di una montagna, retta da regole ferree, microcosmo minacciosamente affascinante che «strega» i suoi abitanti impedendo loro di abbandonarla. I zelanti militari che la abitano e le danno vita sono retti da un'unica speranza, che diviene ragione pura del loro esistere: vedere sopraggiungere i tartari da quei confini, per combatterli, acquisire gloria, onore, diventare, insomma, eroi. Le vite si consumano, dunque, in questa sterile attesa, cullate dalla pigra abitudine, scandite dall'ignaro trascorrere del tempo.
Giovanni Drogo, che arriva alla Fortezza convinto di ripartirne subito, si trova avvinto, immediatamente, dalla sua malia: è sicuro di sé, sa di avere tutta la vita davanti, di poterne disporre a suo piacimento, aspettando la grande occasione. Avverte subito, tuttavia, una contraddizione ragione/cuore: la prima gli fa desiderare di andar via, convincendolo che nulla di buono verrà da quel confine, il secondo continuerà a presentire, fino alla fine, «cose fatali». Così Giovanni si adatta alla vita della Fortezza, consegnando nelle mani della Disciplina militare, sempre uguale, sempre regolare, la propria esistenza. Trascorreranno quindici anni prima che egli inizi a rendersi conto che il tempo è fuggito, prima che riesca ad individuare, a ritroso, perfino l'attimo esatto in cui la giovinezza gli è sfuggita di mano: «la prima sera che fece le scale a un gradino per volta».
Da quel momento tutto diviene troppo veloce, perfino il ritmo della scrittura del libro accelera (basti pensare che in ventuno capitoli vengono descritti quattro anni, e negli ultimi nove, se ne avvicendano più di venticinque!), per giungere alla fine di tutto, all'amara constatazione che la vita stessa sia stata «una specie di scherzo»: mentre, infatti, i tartari, tanto attesi, attaccano davvero, Giovanni Drogo, minato da una grave malattia, è costretto a lasciare la Fortezza per andare a morire, da solo, in un'anonima stanza di locanda, in città. Ma non è nella disperazione che muore : superata, infatti, la rabbia, la delusione, la tentazione di rinnegare tutta la sua vita, egli si convincerà che la Missione Suprema è proprio quella che sta affrontando: la morte «esiliato fra ignota gente», solo ed abbandonato."
lunedì 22 settembre 2008
"THE SKY IS LOW..
..and full of clouds. The grey clouds are bulbous and wrinkled and shrinky. The sky looks cerebral".
Ragazzi IO PORTO SFIGA. Da una settimana ho rimesso sul comodino Infinite Jest, di David Foster Wallace. Una settimana fa circa effettivamente lui si è impiccato. Come mi è venuto in mente proprio DFW? Cmq, gran libro (non solo per le dimensioni), gran bel modo di prendere in giro i libri. Peccato davvero morire a 46 anni. (Questo era un post triste).
Ragazzi IO PORTO SFIGA. Da una settimana ho rimesso sul comodino Infinite Jest, di David Foster Wallace. Una settimana fa circa effettivamente lui si è impiccato. Come mi è venuto in mente proprio DFW? Cmq, gran libro (non solo per le dimensioni), gran bel modo di prendere in giro i libri. Peccato davvero morire a 46 anni. (Questo era un post triste).
domenica 14 settembre 2008
La patente
Ehm, ho scoperto perchè MSF non mi ha ancora affidato una mission né possible, né impossible. Devono aver saputo da una soffiata che porto sfiga. Come biasimarli? Quale operatore umanitario metterebbe sul groppone di una popolazione già stremata la nipotina di Attila?
Va bene che volo sempre Aeroflot (oh era dal 1994 che non cadeva un loro aereo!) e che solo 10 giorni fa cazzeggiavo a Delhi attorno a Connaught Place (nessuno lo dica a mio nonno ma sono appena scoppiate due bombe), però in Texas e ad Haiti non ci sono mai stata!
Forse mi ci mandano, tanto peggio di così.....
Va bene che volo sempre Aeroflot (oh era dal 1994 che non cadeva un loro aereo!) e che solo 10 giorni fa cazzeggiavo a Delhi attorno a Connaught Place (nessuno lo dica a mio nonno ma sono appena scoppiate due bombe), però in Texas e ad Haiti non ci sono mai stata!
Forse mi ci mandano, tanto peggio di così.....
venerdì 12 settembre 2008
Carissimi....
.....collaboratori del piffero!!!!
Questo non è il blog dell'obbligo, voi avete accettato, forse in un momento di delirio di onnipotenza, di partecipare alla sua stesura.
Altrimenti lo avrei chiamato "soloedesclusivamenteross"!
Lo so che lavorate, che siete tutti impegnatissimi, ma invece di spugnettare skype, facebook, flickr, un posto al sole e il corriere dei piccoli, datevi un po' da fare!
Non avete nulla da dire? Nessun nanetto da raccontare? Nessuna foto degna di geo&geo?
Insomma, son stufa di spremermi le meningi da sola.
"Was I clear?"
Questo non è il blog dell'obbligo, voi avete accettato, forse in un momento di delirio di onnipotenza, di partecipare alla sua stesura.
Altrimenti lo avrei chiamato "soloedesclusivamenteross"!
Lo so che lavorate, che siete tutti impegnatissimi, ma invece di spugnettare skype, facebook, flickr, un posto al sole e il corriere dei piccoli, datevi un po' da fare!
Non avete nulla da dire? Nessun nanetto da raccontare? Nessuna foto degna di geo&geo?
Insomma, son stufa di spremermi le meningi da sola.
"Was I clear?"
lunedì 8 settembre 2008
martedì 2 settembre 2008
Diario di viaggio: last but not least...
Delhi, la capitale, con tutti i contrasti dell'India: il quartiere figo e la baraccopoli, Mc Donald's e il macellaio che ti sgozza la capra per strada davanti alla moschea, il tempio sikh, quello jainista, le chiese, i buttadentro, le false guide, i matti, la gente simpatica, il caldo porco, lo smog, il casino, i semafori usati come portapiccioni.....
Mah, l'india ha il nucleare ed è il regno dell'hitech, poi ci vogliono 7 persone per pulire, male un pavimento, e almeno 3 per riuscire a strisciare una carta di credito al duty free dell'aeroporto....non si può descrivere, dovete andarci, muniti di una buona dose di pazienza.
Quanto a me, I'm back home, con la febbre ma non dovrebbe essere malaria, l'aeroflot tara i propri aerei su temperature siberiane!
PS la prima cosa che ho visto in Italia, atterrando sulla pista di Venezia, è stato un rullo Bitelli...e mi son subito sentita a casa!
Mah, l'india ha il nucleare ed è il regno dell'hitech, poi ci vogliono 7 persone per pulire, male un pavimento, e almeno 3 per riuscire a strisciare una carta di credito al duty free dell'aeroporto....non si può descrivere, dovete andarci, muniti di una buona dose di pazienza.
Quanto a me, I'm back home, con la febbre ma non dovrebbe essere malaria, l'aeroflot tara i propri aerei su temperature siberiane!
PS la prima cosa che ho visto in Italia, atterrando sulla pista di Venezia, è stato un rullo Bitelli...e mi son subito sentita a casa!