mercoledì 25 dicembre 2013

Poema para una joven amiga que intento' quitarse la vida

Me gustaría ser un nido si fueras un pájaro
me gustaría ser una bufanda si fueras un cuello y tuvieras frío
si fueras música yo sería un oído
si fueras agua yo sería un vaso
si fueras luz yo sería un ojo
si fueras pie yo sería un calcetín
si fueras el mar yo sería una playa
y si fueras todavía el mar yo sería un pez
y nadaría por ti
y si fueras el mar yo sería sal
y si yo fuera sal
tú serías una lechuga
una palta o al menos un huevo frito
y si tú fueras un huevo frito
yo sería un pedazo de pan
y si yo fuera un pedazo de pan
tú serías mantequilla o mermelada
y si tú fueras mermelada
yo sería el durazno de la mermelada
y si yo fuera un durazno
tú serías un árbol
y si tú fueras un árbol
yo sería tu savia y correría
por los brazos como sangre
y si yo fuera sangre
viviría en tu corazón.

CLAUDIO BERTONI.

domenica 15 dicembre 2013

Una storia che avete sentito raccontare tante volte



Un ventuno aprile qualsiasi a casa mia, suona il telefono :
«Ciao nonna come va ?»« Beh, certo ora si sta meglio che nel ‘45»
Oppure «La zia è poi andata alle terme?»
« Si’ la zia quel giorno in piazza è venuta con te, lo so, me lo hai raccontato»
Mia nonna ha raccontato dal 1946 ogni anno per sessant’anni la stessa storia ogni 21 aprile; a volte questo giorno cadeva nel fine settimana e io avevo l’onore del racconto live.
Il TG3 trasmetteva le immagini della liberazione di Bologna, filmati in bianco e nero dell’entrata in città degli americani e della festosa accoglienza dei bolognesi.
«Ecco io e la zia eravamo proprio li’ a destra, no non mi si vede ma ero li’, avevo una gonna blu, una camicetta chiara e ci eravamo date pure un po’ di rossetto. I nonni si tenevano in disparte ma c’erano anche loro, l’unico che mancava era tuo nonno.»
E di solito qui alzava un po’ il tono per farsi sentire dal diretto interessato che fingeva di risolvere un complicatissimo rebus, mio nonno non reagiva mai e fissava imperterrito la pagina della settimana enigmistica.
Allora mia nonna riprendeva :
«Perché durante la guerra la mia famiglia ha nascosto per mesi rischiando la vita quella di tuo nonno, prima in centro in via Mascarella poi dalla zia a San Benedetto. Lassù pero’erano in tanti e cosi’, quando gli americani han cominciato ad avvicinarsi, sono scesi nuovamente in città e abbiam trovato da nasconderli a Villa Baruzziana, si’ proprio quella dei matti »
Altra pausa, io guardavo mio nonno che continuava a non fare una piega e che sembrava essere molto concentrato nel suo rebus.
Mia nonna continuava, ora non parlava più con me ma guardava mio nonno con aria di sfida:
«Quando abbiam saputo dell’arrivo degli americani io sono subito salita all’Osservanza, di corsa, che con la salita quasi mi veniva un infarto. Sam puoi scendere che sono arrivati gli americani!» «Ma sei sicura?» «Ma si’, stanno entrando in città, li ha visti il figlio della lattaia, potete uscire, dai che ci troviamo tutti in piazza»
«Mah, io per sicurezza starei un altro po’» «Ma come? Ma se ti dico che la guerra è finita»
«Luisa, vai tu a vedere, poi domani torni su e mi racconti se è tutto vero»
«Ecco, sono venuti tutti tranne lui che d’altra parte è sempre stato un codardo.»
Affermava mia nonna con una chiara punta di disprezzo lanciando un’occhiataccia a mio nonno che pareva imbalsamato.
Narra la legenda che mia nonna sia salita a Villa Baruzziana ogni giorno per far scendere mio nonno che non ne voleva sapere e che alla fine ne sia uscito al decimo giorno quando è andato a prenderlo suo padre dicendogli che altrimenti avrebbero dovuto pagare il conto della sua permanenza lassù.
«Questa è la causa» diceva mia nonna con aria severa.
«Causa di cosa?» Chiesi io la prima volta che sentii la storia.
«Tuo nonno è matto, non vedi? E’ perché è stato su dai matti tutto quel tempo, quelle malattie si attaccano come l’influenza che credi? »
E dopo aver pronunciato questa frase in maniera solenne di solito la nonna si alzava dal divano per andare in cucina a fare i piatti, e solo al rumore dei tegami mio nonno alzava la testa dalla settimana enigmistica sorridendo sotto i baffi e diceva qualcosa del tipo :
«Beh, meglio qualche giorno in più a Villa Baruzziana che nelle mani dei tedeschi, e poi non si stava mica male, c’era gente simpatica» E cosi’ si alzava pure lui dalla poltorna appoggiando sul tavolino la settimana enigmistica e raggiungendo mia nonna in cucina mentre io restavo perplessa in salotto. «Luisa che c’è per pranzo?»

da compiti per scuola elementare di scrittura emiliana

mercoledì 13 novembre 2013

No te rindas

No te rindas, aun estás a tiempo
de alcanzar y comenzar de nuevo,
aceptar tus sombras, enterrar tus miedos,
liberar el lastre, retomar el vuelo.

No te rindas que la vida es eso,
continuar el viaje,
perseguir tus sueños,
destrabar el tiempo,
correr los escombros y destapar el cielo.

No te rindas, por favor no cedas,
aunque el frío queme,
aunque el miedo muerda,
aunque el sol se esconda y se calle el viento,
aún hay fuego en tu alma,
aún hay vida en tus sueños,
porque la vida es tuya y tuyo también el deseo,
porque lo has querido y porque te quiero.

Porque existe el vino y el amor, es cierto,
porque no hay heridas que no cure el tiempo,
abrir las puertas, quitar los cerrojos,
abandonar las murallas que te protegieron.

Vivir la vida y aceptar el reto,
recuperar la risa, ensayar el canto,
bajar la guardia y extender las manos,
desplegar las alas e intentar de nuevo,
celebrar la vida y retomar los cielos.

No te rindas, por favor no cedas,
aunque el frío queme,
aunque el miedo muerda,
aunque el sol se ponga y se calle el viento,
aún hay fuego en tu alma,
aún hay vida en tus sueños,
porque cada día es un comienzo,
porque ésta es la hora y el mejor momento,
porque no estás sola,
porque yo te quiero.


(Mario Benedetti)

martedì 29 ottobre 2013

Mi ricordo

(...)



Mi ricordo quando sull’autobus all’uscita di scuola saliva « aiutami che sono messo male » e mi ricordo di averlo visto pochi giorni fa e di aver pensato « son passati più di 20 anni, non eri poi messo cosi’ male ! »

Dai miei compiti per la scuola elementare di scrittura emiliana

lunedì 28 ottobre 2013

He Couldn’t Find A Voice To Speak With (Lou Reed)


I am sorry princess
I’m so slow in loving.
Believe me, it is inexperience,
this inability to show affection,
the long minutes without words
and then a clumsy pinch perhaps
while sipping wine, while all the
time I thought “Tell her!” But didn’t.
Instead thought and tugged
as boys I’m told do
in adolescence,
but didn’t say, “I have traveled here miles,
it is so cold outside, to be near you
without plan or strategem in my head,
I know I appear dead
sulkyand silent
but my greatest need is to be with you
without speaking.


I cannot talk in person
I converse on phones
eyes unseen and then say
what in person remains unsaid.
I’m a sad and moody self
and your buoyancy lifts my life.
No not mistake my silence”.
I am speechless in two ways.
If a third I would not attend
your knitting,
sitting putting on a button, so.
The plastic flower rearranged.
Her glasses, new, perched on her nose
that I know
would receive my kiss if I would give it.
But I still sit spellbound possibilities
and amazed at my own dullness.
But do not be deceived.
In my head are a thousand words
for each and every love song.

domenica 15 settembre 2013

J'avais vingt ans......

"Ma noi siamo deboli, l'impotenza è in noi; ci abituiamo a una docile schiavitù fin dalla confortevole infanza; nessuna possibiltà perciò di rintracciare in noi le sorgenti della speranza, non siamo rabdomanti.
Nessuna possibilità di capire che soffriamo della inazione dei nostri bisogni umani.
I maestri sembrano inamovibili, macchine decise a livellare qualunque esistenza sia troppo ben saldata per poter essere infranta.Ma se non faremo nulla l'inerzia durerà tutta la vita.
Che cosa ci succederà? Che cosa NON ci succederà?
E' dura essere l'ago di una bussola impazzita per un uragano o un'aurora boreale, in corsa verso tutti i punti cardinali, in un'ombra trafitta da suoni, fuochi, grida, dove la pazzia fa la vezzosa mostrando il bel viso agli angoli delle strade."

Aden Arabia-Paul Nizan (1931)

mercoledì 4 settembre 2013

Foglietto illustrativo

Sono un tranquillante,
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all'udienza,
incollo con cura le tazze rotte -
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d'acqua.

So come trattare l'infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l'ingiustizia,
rischiarare l'assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti -
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio?

Consegnami il tuo abisso -
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.

Un altro diavolo non c'è più.
(Wislawa Szymborska)

da PensieriParole