giovedì 6 maggio 2010

Consigli di lettura

da Il paese delle prugne verdi (H. Muller)
Stavamo sul binario: lei, che voleva rimanere ancora tre settimane, e io, che volevo che sparisse subito. Non ci fu nessun addio. Poi il treno partì e né dentro né fuori c'era una mano per salutare. Le rotaie erano vuote, le mie gambe più deboli di due filamenti. Impiegai metà notte dalla stazione a casa. Non avrei mai voluto arrivare a destinazione. La notte non mi addormentai più. Volevo che l'amore crescesse ancora, come l'erba appena tagliata. Deve crescere diversamente, come i denti dei bambini, come i capelli, come le unghie delle dita. Deve crescere come vuole. Mi spaventava il freddo delle lenzuola e poi il caldo che arrivava quando stavo sdraiata.
Quando Teresa morì, sei mesi dopo il suo rientro, volevo cedere la mia memoria, ma a chi. L'ultima lettera di Teresa arrivò dopo la sua morte.
Ora tutto ciò che riesco a fare è respirare come la verdura nell'orto. Ho una nostalgia fisica di te. L'amore per Teresa è ricresciuto. L'ho costretto a questo e ho dovuto proteggermi. Proteggermi da Teresa e da me, per come eravamo state prima della visita. Ho dovuto legarmi le mani. Volevano scrivere a Teresa che ricordavo ancora noi due. Che il freddo che ho dentro rimesta un amore irrazionale.
[...]
Perchè, quando e come l'amore legato si trasforma in assassinio. Avrei voluto gridare tutte le imprecazioni che non domino.
Chi ama e abbandona
Dio lo deve punire
Dio lo deve punire
con il passo dello scarafaggio
il ronzio del vento
la polvere della terra.

Le imprecazioni gridano, ma in quale orecchio. Oggi l'erba si mette in ascolto, quando parlo d'amore. Mi sembra che questa parola non sia onesta con se stessa.

mercoledì 5 maggio 2010

nonsoloross

Come dice il titolo stesso: nonsoloross... ma anche Dema.
Noto negli ultimi post della nostra eroina (nel senso di eroe al femminile, non di sostanza stupefacente) una sottilissima vena di anti-italianità vorrei rammentare alcuni dei meravigliosi privilegi di chi appartiene al belpaese.
Primo per onor di (recente) cronaca: qual è il paese al mondo in cui un onesto lavoratore si puo' svegliare una mattina (o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao) e trovare magicamente, a sua insaputa - e sottolineo a - la propria dimora pagata? Ma dove se non in Italia, una repubblica democratica fondata sul lavoro. E quindi, viste le condizioni in cui volge il sistema occupazionale di questi tempi tale repubblica rischia le proprie fondamenta perche' inter nos... sto lavoro dove cazzo e'?
Ed e' quindi costituzionalmente previsto che, a causa della ormai accertata assenza di lavoro, la repubblica possa divenire una monarchia assoluta basata sulla legge del piu' forte (che di questi tempi non ha piu' accezione muscolare ma puramente monetaria) e il ragionamento testosteronico.
Per quanto io sia una assoluto sostenitore fermamente credente nell'aulica fusione fra l'amor cortese e il dantesco "amor che move l'astri e l'altre stelle", che dai giovani viene tradotto in "tira piu' un pelo di..." - beh il resto è noto - credo sia ora di fare un distinguo fra chi apprezza le grazie e chi le grazie se le voglia solo assogettare, magari pagando.
Ma tutto questo dove porta? Da nessuna parte naturalmente, come d'altronde non e' detto che ogni cosa da qualche parte debba portare, no?
E quindi riassumendo i vantaggi di quest'Italia dall'incerto destino mi dico e chiedo: cazzo, ma e' dal rinascimento che non esce qualcosa di decente, non vogliamo mica che il belpaese venga ricordato solo per vestiti di dubbio gusto e buona cucina?
Pero' come si mangia da noi.... Ma vaffanculo me e il mio sdoppiamento di personalita'

Ufffffff

Schizodema.

domenica 2 maggio 2010

Medici Simil Fantozzi

8 aprile 2010 habemus missionem! parti venerdi' 23 al mattino per Parigi e poi la sera per il Burundi
9 aprile 2010 mi raccomando mandaci il passaporto con il DHL, compila cosi' e cosi' ecc
Silenzio stampa fino al 19 aprile...intanto incombeva la nube vulcanica
20 aprile 2010 scusate ma come faccio a partire il 23 se non ho ne' il contratto, ne' il passaporto ne' il biglietto aereo???
21 aprile 2010 il DHL e' venuto stamattina ma tu non c'eri ma io me lo devo sognare che viene il DHL se voi non me lo dite? non ti preoccupare viene domani (22 aprile 2010 ndr) entro le 12 e il biglietto aereo? non ti preoccupare, c'e' tempo, sei in lista d'attesa, il vulcano, le papille gustative interrotte, il gomito che fa contatto col piede, una bruschetta in un occhio, una lacrima sul visto.....ore 17.30 partenza rimandata, le autorita' del Burundi non vogliono fare aprire i 12 centri di salute previsti ma fermarsi a 3, ci sara' una riunione lunedi' 26, restate in stand by ma fate partire i contratti come previsto dal 22
ore 18.20 se salta il Burundi siamo pieni di opzioni, Yemen, Malawi, Casalpusterlengo....
22 aprile 2010 ore 15 dove cazzo e' il mio passaporto?? arriva nel pomeriggio ma non era entro le 12? ore 16.15 arriva il passaporto
26 aprile 2010 ore 15.40 la missione in Burundi e' annullata al 90-99%, le persone gia' contattate saranno ridistribuite su altri terreni
27 aprile 2010 scusate, il piano B? ci stiamo lavorando: Yemen, malawi, chi piu' ne ha piu' ne metta....
28 aprile 2010 tizia e caio partono venerdi' 30 per il Burundi, il 6 ci sara' un'altra riunione per decidere se la missione continuera' 2 settimane o 2 mesi come 2 settimane? ma che senso ha allora partire? non ti preoccupare, sara' sicuramente piu' lunga, ora ti spediamo il biglietto per Parigi e anche un nuovo contratto che parte il 30 ma non dovevate pagarmi dal 22? non ti preoccupare, aggiungiamo dei giorni alla fine che viene meglio
29 aprile 2010 ore 10.30 eccoti il contratto  ore 11 eccoti il biglietto ore 15.30 volevo invitarti per il 1 maggio a Monte Acuto, li' in Appennino vicino a Lizzano, canti, balli, ricchi premi e cotillons....ti han messo su un volo da Parigi stasera ma stasera sei a Bologna quindi parti lunedi' ma io dovevo partire domani sera no ma lunedi' partite in un bel gruppo, cosi' fate tutto insieme allora non e' un problema di volo? no ma vieni a Monte Acuto se io arrivo in Burundi il 4 e loro il 6 decidono di non continuare la missione gliela chiudo io radendogliela al suolo come sei incattivita incattivita e' un eufemismo
 
In queste settimane ho fatto lo zaino tipo Penelope, svuotato e ripopolato il frigorifero, spostato piante dentro e fuori, almeno tre pranzi di saluto con un'amica (quelli fan sempre piacere), due ultime cene, aperitivi vari, sei o sette caffe' volanti, telefonate e decine di sms parto non parto parto parto non parto stand by play stand by
 
Se loro non s'arrendono io fra un po' si'.




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martedì 27 aprile 2010

Ophelia


Nel catalogo della mostra Unusual.

Unusual



Matteo Farolfi e Massimo Festi
UNUSUAL
A cura di Massimo Marchetti

Inaugurazione:
Venerdì 30 Aprile 2010 ore 18:00
Performance Sonora - The Hearing live set: Alfeo Pier aka Dubit
Catalogo disponibile in Galleria
Ingresso gratuito

Dal 30 Aprile al 16 Maggio 2010

Galleria del Carbone
Via del Carbone 18/a
44121 Ferrara
Info: acca.blu@libero.it
http://www.matteofarolfi.it
http://www.massimofesti.com

La mostra Unusual inaugurerà il 30 Aprile 2010 alle ore 18 alla Galleria del Carbone di Paolo Volta. Durante l’inaugurazione si terrà una performance visiva legata al suono che coinvolgerà oltre che gli artisti protagonisti della mostra: Matteo Farolfi e Massimo Festi, un terzo personaggio mascherato: il dj producer Alfeo Pier aka Dubit, che comporrà dal vivo un brano di musica elettronica che mimerà l’entità dei lavori presenti. Sarà presentato inoltre l’originale taccuino-catalogo, realizzato dai due artisti (con un testo di Roberta Bergamaschi).

Dal testo critico di Massimo Marchetti:
…L’identità non si limita più a essere rappresentata attraverso la lavorazione dell’immagine: l’identità è quella lavorazione, simulazioni cangianti con cui ci si presenta ogni volta in modo differente, basti pensare al camaleontismo di un Matthew Barney…Da un lato le trasparenze di Matteo Farolfi, volti ibridi tra l’inorganico e il naturale che sono pellicole pronte ad essere applicate sulla viva pelle. Interessato ad amalgamare suggestioni formali, scenografie e oggetti provenienti da culture differenti, Farolfi allude a nuovi tipi di catalogazione, quasi si trattasse di impostare un bestiario…Dall’altro lato, l’installazione di Massimo Festi svela un senso di smarrimento profondo e di solitudine. I segni di un interno domestico ambiguo, quasi una dark room, con i ritratti impaginati come specchi, la carta da parati, le luci basse, rimandano a una dimensione di decadenza ostentata in cui sono incorniciati i sintomi di un’incontrollabile patologia… Sono volti e maschere dai confini incerti, attori e spettatori di un teatro forse inusuale ma certo non impossibile

giovedì 22 aprile 2010

Consigli per la Lettura


"Il canapé rosso" di Michèle Lesbre

Da un rosso divano parigino al lago Bajkal, con gli occhi ad un paesaggio fatto di betulle e isbe, e ad un passato che si presenta puntuale e si mescola ad un presente fino a confonderne le immagini.
Alla ricerca di un uomo che ha amato e che è partito per la Siberia seguendo un’utopia e un ideale, Anne lascia il suo appartamento di Parigi e una vita ormai comoda e dai contorni netti per affrontare un lungo viaggio sulla Transiberiana attraverso una Russia che porta ancora le tracce dell’esperienza post-stalinista. Il canapè rosso che dà il titolo al romanzo di Michéle Lesbre, piccolo capolavoro letterario, è quello di Clémence, un’anziana modista che abita nello stesso palazzo di Anne e con cui la donna ha stretto un’intensa amicizia fatta di ore trascorse tra letture, letteratura e ricordi.
L’appuntamento settimanale con l’amica diventa ben presto uno spazio sospeso nel tempo, che consente ad Anne e Clémence di ripercorrere le vite di donne del passato, donne indipendenti che hanno attraversato la storia con incredibile coraggio. Ma anche di lasciar riemergere le loro vite, e il loro passato, segnato - per entrambe - dall’amore di un uomo in un periodo della vita, la gioventù, in cui il confine tra il possibile e l’impossibile sembra svanire, in cui l’ideale e l’utopia sembrano poter essere realizzabili e a portata di mano. Scorrono così, in parallelo, due esistenze. Dal canapè rosso dell’appartamento parigino viaggiamo tra i ricordi di Clémence che ci riportano alla Parigi della Resistenza, e ad un amore giovanile ucciso dai nazisti. E dal lungo Senna della Seconda guerra mondiale, ci spostiamo a quello del presente, che fa da sfondo alla partenza di Anne per il Lago Bajkal. Dai finestrini della Transiberiana, Anne osserva boschi, steppe e terre abbandonate, accompagnata dell’odore di tè e minestre di cavoli e dalla presenza silenziosa e costante dei viaggiatori russi. Parallelamente e con sguardo altrettanto profondo, la donna ripercorre il proprio passato, gli anni delle lotte politiche e delle militanza accanto a Gyl, l’uomo che ha abbandonato la Francia spinto dal sogno di poter dare concretezza ad un’utopia, l’uomo di cui lei non ha più notizie da anni e di cui ora è alla ricerca. Trovando di lui, inevitabilmente, tracce che raccontano di un’altra vita, con un’altra donna, nel paese mitizzato.
Diversamente da Clemence però, rimasta per tutta la vita legata al ricordo del compagno, ancorata ad un passato trasformato in presente immobile, Anne riesce finalmente a trovare una risposta, a osservare ciò che è stato con maggiore consapevolezza, a guardare lontano verso una nuova partenza. Il romanzo di Michèle Lesbre non è soltanto un racconto intenso e malinconico, scritto con morbidezza e densa semplicità. E’, soprattutto, un viaggio interiore che la scrittrice - con la sua prosa – riesce a far fare al lettore. E il viaggio, come sostiene l’autrice francese, citando una massima tibetana, è “un ritorno all’essenziale”. L’unico modo per poter essere contemporaneamente lontani e così vicini a se stessi da potersi osservare senza filtri, né giustificazioni o scuse. L’unico modo per poter prendere finalmente distanza dalla propria vita.