“Il 9 luglio suoniamo alla festa
dell'Unità di....., è una domenica, se vuoi venire danno da
mangiare gratis pure a te.”
Ecco sfatiamo subito il mito che essere
la ragazza di un musicista è una gran bazza, di solito si passano
ore in posti sperduti in attesa che questi poveretti, che magari sono
pure bravi, suonino davanti a quattro gatti per un compenso che a
malapena copre le spese della benzina. Però una cena gratis a una
festa dell' unità nel modenese era più di quel che mi aspettassi
perciò ho accettato con l'entusiasmo di cui sono sempre stata
capace: “Ok, se non ho di meglio da fare vengo con te.”
In quell' estate del 2006 Carlo era il
bassista di Mirco Mazzacani, no non è un nome d'arte, cantautore
reggiano il cui cavallo di battaglia si intitolava “La canottiera”,
chiaramente un genio incompreso.
Ma i musicisti, si sa, vivono nel loro
mondo e nessuno aveva fatto caso che quella sarebbe stata la serata
della finale dei mondiali di calcio e soprattutto nessuno pensava che
l'Italia sarebbe arrivata in finale con la Francia...
“Ma suonate lo stesso?”
“Certo, perché non dovremmo?”,
rispondeva il bassista integerrimo,
“Ma saran tutti a veder la partita,
non verrà nessuno”, gufavo io.
“Ci sarà uno schermo alla festa, noi
suoneremo dopo, anzi, ci sarà pure più gente.”
“A me sembra strano ma se lo dici tu
che sei del giro.”
La festa dell'Unità di...consisteva in
un palchetto con davanti una decina di sedie e un tendone con tre
quattro tavolate sull'argine del fiume.....praticamente un
zanzarificio.
Arriviamo presto, i musicisti si sa
mangiano prima.....”sì ma prima di chi che qui ci siam solo noi?”,
cioè quelli del gruppo, ioe un'altra ragazza, due zdoure in cucina,
due signori all'organizzazione e un paio di ragazzotti disperati,
precettati per servire i fantomatici clienti della serata.
Ai musicisti si sa, mica piace il
calcio, ma non c'era davvero nulla da fare, neanche un mazzo di carte
quindi tutti davanti allo schermo ad aspettare che finisca per poter
iniziare lo spettacolo, quello serio, roba che al primo gol della
Francia eran quasi contenti e quando l'Italia ha pareggiato lo
spettro dei tempi supplementari è calato su di noi.
“Ma suonate anche se fanno i
supplementari e i rigori? Finirà tardissimo, e poi comunque qui non
c'è nessuno.”
“Certo che suoneremo”, rispondeva
il bassista integerrimo, “e poi ci han già pagato e la gente verrà
dopo la partita.”
“Ma per quel che vi pagano glieli
potete pure ridare e possiam pure pagare la cena, qui prima di
mezzanotte non cominciate, domani si lavora e poi non c'è proprio
nessuno.”
Niente da fare, 1-1, tempi
supplementari, testata di Zidane, finalmente ai rigori, io non ne
potevo più, mi sarei buttata nel fiume con un amplificatore al
collo.
Alé, Italia campione del mondo, i due
ragazzotti cominciano a saltellare, le zdoure stanno asciugando le
pentole, i musicisti si alzano per sistemare gli strumenti sul palco,
presumo che nel resto del paese ci siano caroselli, auto che
strombazzano, gente che urla e fa il bagno nelle fontane ma lì,
sull'argine del.....non si sente nulla.
Mi suona il telefono, è Julien dalla
Francia: “Congratulations, vous-etes champions!!!!” Lo sentivo
malissimo, avevano perso ma probabilmente stavano comunque
festeggiando. “Alors tu va feter? Mais je n'entends rien? T'es où?”
mi dice con la voce sospresa di chi pensava di ascoltare un vero
casino all'italiana, “Laisse tomber” “Lascia perdere” gli
dico io e taglio corto perché vedo che Carlo dal palco mi sta già
guardando malissimo, del tipo “Beh, cosa fai? Telefoni mentre noi
stiamo per suonare?”
E' mezzanotte passata, l'Italia è
campione del mondo e sul palco il mio bassista è concentratissimo e
penso che in fondo quando suona è proprio carino, e finalmente Mirco
Mazzacani intona: “La canottiera è sempre in fondo alla lista, da
qualcuno è malvista, guai a chi ce l'ha”.
(dai miei compiti per la Scuola media di scrittura emiliana)
1 commento:
Quando elena dorme ha gli occhi molto grandi, due linee nere lunghe sotto la fronte; io che non ho gli occhi grandi mi sono meravigliata subito di questa cosa dalla prima notte che è nata e ho passato qualche ora a guardarla dormire. Il 9 giugno è domenica sera, siamo lei e io nel lettone della camera dell'hotel marconi e tutti sono giù a guardare la tele, mia madre ha detto dai sto su io con la bambina, ma voglio stare qui un po' perché sono tornata venerdì dal belgio con una scatola di biscotti bellissimi dentro una latta ma inutili qui che ci sono trentacinque gradi e si mangia tre volte al giorno in albergo, voglio stare qui a guardare mia figlia che dorme e ha pochi capelli appiccicati alla fronte sopra le linee lunghe degli occhi. giù nella hall c'è mio padre con la camicia azzurra a maniche corte e già col mal di gola che non gli sarebbe più passato e c'è stefano anche lui con la camicia azzurra con le maniche rimboccate sulle braccia sottili e sono seduti a guardare la tele con gli altri ma in ultima fila per non disturbare e si scambiano ogni tanto qualche commento educato come fanno loro che non hanno mai niente da dirsi in generale, anche se tendono a portare le stesse camicie. Io ho comprato all'aeroporto di Bruxelles anche una canottiera a righe bianche e blu e una uguale per ele, me la sono messa e al buio penso che mi sta molto bene e anche a lei, siamo vicine nel letto come su una zattera, al buio, in mezzo al silenzio interrotto ogni tanto da onde di emozione di parole che non sentiamo e clacson, sembra che la finale stia andando bene. com'è lunga questa partita, non finisce mai,fa caldo e sto a guardare gli occhi grandi di ele sul letto con la canottiera blu e bianca di bruxelles. non so ancora che stasera saremo campioni del mondo, che zidane tirerà una testata con rabbia e sputerà per terra, che a mio padre non passerà mai più il mal di gola, che è stata l'ultima volta di tante cose. sono sul letto come su una zattera, so che tra un po' si romperà il silenzio.
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