giovedì 12 giugno 2014

Mondiali 2006

“Il 9 luglio suoniamo alla festa dell'Unità di....., è una domenica, se vuoi venire danno da mangiare gratis pure a te.”
Ecco sfatiamo subito il mito che essere la ragazza di un musicista è una gran bazza, di solito si passano ore in posti sperduti in attesa che questi poveretti, che magari sono pure bravi, suonino davanti a quattro gatti per un compenso che a malapena copre le spese della benzina. Però una cena gratis a una festa dell' unità nel modenese era più di quel che mi aspettassi perciò ho accettato con l'entusiasmo di cui sono sempre stata capace: “Ok, se non ho di meglio da fare vengo con te.”
In quell' estate del 2006 Carlo era il bassista di Mirco Mazzacani, no non è un nome d'arte, cantautore reggiano il cui cavallo di battaglia si intitolava “La canottiera”, chiaramente un genio incompreso.
Ma i musicisti, si sa, vivono nel loro mondo e nessuno aveva fatto caso che quella sarebbe stata la serata della finale dei mondiali di calcio e soprattutto nessuno pensava che l'Italia sarebbe arrivata in finale con la Francia...
“Ma suonate lo stesso?”
“Certo, perché non dovremmo?”, rispondeva il bassista integerrimo,
“Ma saran tutti a veder la partita, non verrà nessuno”, gufavo io.
“Ci sarà uno schermo alla festa, noi suoneremo dopo, anzi, ci sarà pure più gente.”
“A me sembra strano ma se lo dici tu che sei del giro.”
La festa dell'Unità di...consisteva in un palchetto con davanti una decina di sedie e un tendone con tre quattro tavolate sull'argine del fiume.....praticamente un zanzarificio.
Arriviamo presto, i musicisti si sa mangiano prima.....”sì ma prima di chi che qui ci siam solo noi?”, cioè quelli del gruppo, ioe un'altra ragazza, due zdoure in cucina, due signori all'organizzazione e un paio di ragazzotti disperati, precettati per servire i fantomatici clienti della serata.
Ai musicisti si sa, mica piace il calcio, ma non c'era davvero nulla da fare, neanche un mazzo di carte quindi tutti davanti allo schermo ad aspettare che finisca per poter iniziare lo spettacolo, quello serio, roba che al primo gol della Francia eran quasi contenti e quando l'Italia ha pareggiato lo spettro dei tempi supplementari è calato su di noi.
“Ma suonate anche se fanno i supplementari e i rigori? Finirà tardissimo, e poi comunque qui non c'è nessuno.”
“Certo che suoneremo”, rispondeva il bassista integerrimo, “e poi ci han già pagato e la gente verrà dopo la partita.”
“Ma per quel che vi pagano glieli potete pure ridare e possiam pure pagare la cena, qui prima di mezzanotte non cominciate, domani si lavora e poi non c'è proprio nessuno.”
Niente da fare, 1-1, tempi supplementari, testata di Zidane, finalmente ai rigori, io non ne potevo più, mi sarei buttata nel fiume con un amplificatore al collo.
Alé, Italia campione del mondo, i due ragazzotti cominciano a saltellare, le zdoure stanno asciugando le pentole, i musicisti si alzano per sistemare gli strumenti sul palco, presumo che nel resto del paese ci siano caroselli, auto che strombazzano, gente che urla e fa il bagno nelle fontane ma lì, sull'argine del.....non si sente nulla.
Mi suona il telefono, è Julien dalla Francia: “Congratulations, vous-etes champions!!!!” Lo sentivo malissimo, avevano perso ma probabilmente stavano comunque festeggiando. “Alors tu va feter? Mais je n'entends rien? T'es où?” mi dice con la voce sospresa di chi pensava di ascoltare un vero casino all'italiana, “Laisse tomber” “Lascia perdere” gli dico io e taglio corto perché vedo che Carlo dal palco mi sta già guardando malissimo, del tipo “Beh, cosa fai? Telefoni mentre noi stiamo per suonare?”
E' mezzanotte passata, l'Italia è campione del mondo e sul palco il mio bassista è concentratissimo e penso che in fondo quando suona è proprio carino, e finalmente Mirco Mazzacani intona: “La canottiera è sempre in fondo alla lista, da qualcuno è malvista, guai a chi ce l'ha”.

(dai miei compiti per la Scuola media di scrittura emiliana)

1 commento:

Evelina Fungo ha detto...

Quando elena dorme ha gli occhi molto grandi, due linee nere lunghe sotto la fronte; io che non ho gli occhi grandi mi sono meravigliata subito di questa cosa dalla prima notte che è nata e ho passato qualche ora a guardarla dormire. Il 9 giugno è domenica sera, siamo lei e io nel lettone della camera dell'hotel marconi e tutti sono giù a guardare la tele, mia madre ha detto dai sto su io con la bambina, ma voglio stare qui un po' perché sono tornata venerdì dal belgio con una scatola di biscotti bellissimi dentro una latta ma inutili qui che ci sono trentacinque gradi e si mangia tre volte al giorno in albergo, voglio stare qui a guardare mia figlia che dorme e ha pochi capelli appiccicati alla fronte sopra le linee lunghe degli occhi. giù nella hall c'è mio padre con la camicia azzurra a maniche corte e già col mal di gola che non gli sarebbe più passato e c'è stefano anche lui con la camicia azzurra con le maniche rimboccate sulle braccia sottili e sono seduti a guardare la tele con gli altri ma in ultima fila per non disturbare e si scambiano ogni tanto qualche commento educato come fanno loro che non hanno mai niente da dirsi in generale, anche se tendono a portare le stesse camicie. Io ho comprato all'aeroporto di Bruxelles anche una canottiera a righe bianche e blu e una uguale per ele, me la sono messa e al buio penso che mi sta molto bene e anche a lei, siamo vicine nel letto come su una zattera, al buio, in mezzo al silenzio interrotto ogni tanto da onde di emozione di parole che non sentiamo e clacson, sembra che la finale stia andando bene. com'è lunga questa partita, non finisce mai,fa caldo e sto a guardare gli occhi grandi di ele sul letto con la canottiera blu e bianca di bruxelles. non so ancora che stasera saremo campioni del mondo, che zidane tirerà una testata con rabbia e sputerà per terra, che a mio padre non passerà mai più il mal di gola, che è stata l'ultima volta di tante cose. sono sul letto come su una zattera, so che tra un po' si romperà il silenzio.

Posta un commento