giovedì 4 giugno 2015

La zona dell'angoscia

A quest'atmosfera di sogno e d'inquietudine che lo faceva muovere attraverso le giornate come un sonnambulo, Erdosain aveva dato un nome: "la zona dell'angoscia". Erdosain immaginava l'esistenza di questa zona sopra il livello della città, a due metri di altezza; graficamente la vedeva nella forma di quelle regioni di saline e deserti che nelle carte geografiche sono indicate con degli ovali di puntini, a milioni come le uova di un'aringa.
Questa "zona d'angoscia" era la conseguenza della sofferenza umana. E, come una nube di gas velenoso, si spostava pesantemente da un punto all'altro, penetrando nei muri e attraversando le case senza perdere la sua forma piana e orizzontale; angoscia bidimensionale che, ghigliottinando le gole, vi lasciava un lontano sapore di singhiozzo.
Questa era la spiegazione che Erdosain dava a se stesso, quando sentiva la prima nausea del dolore.
Cosa sto facendo della mia vita?, si dcieva in quei momenti, e forse con questa domanda sperava di chiarirsi le origini dell'ansia che gli faceva desiderare un'esistenza nella quale il domani non fosse la continuaizone dell'oggi con la stessa misura del tempo ma qualcosa di diverso e di sempre inatteso; come nei film americani nel quali il mendicante di ieri è il capo della società segreta di oggi e la dattilohrafa avventuriera è una milionaria in incognito. (...)

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