Ecco, ciascuno di noi a un bel momento si ritrova in mano una spada insanguinata: non sa perché e da quanto tempo e dove l'ha presa o se gliel'ha data qualcuno e soprattutto perché è insanguinata e di quale sangue, ma insomma ce l'ha stretta in mano. E mentre la guarda e la gira e la rigira con comprensibile sbalordimento facendo anche degli sforzi di memoria, si volta indietro e trova la strada piena di sangue, con morti e feriti sparsi, gli ultimi magari infilzati un minuto fa.
Capita di solito sulla via del ritorno, di accorgersi dei morti, perché è sulla via del ritorno che l'uomo è più lucido, riflessivo ed equanime e il ritorno ha un valore pr così dire consuntivo e catartico. Un po' come quando finisci un lavoro, non so se sei pratico di lavori finiti se non sei pratico fa lo stesso, poi sei più sereno e neutrale e anche autocritico, ti accorgi di cose che mentre lavoravi ce le avevi davanti agli occhi ma non le vedevi, le vedi solo adesso cioè alla fine. Tu sei su una strada di ritorno e il passo è più lento e misurato, non c'è la fretta che avevi all'andata e hai addosso anche quella stanchezza malinconica che ti fa vedere il mondo senza gli occhiali bugiardi dell'abitudine. E mentre tiri un sospiro consuntivo che comincia dal peso delle gambe e arriva fino alla testa per rinfrescarti di un cielo immenso tiepido fragrante di tarda primavera ( i ritorni si fanno sempre in mezze stagioni clementi, non chiedermi perché) proprio a metà del sospiro diciamo all'altezza delle braccia, quando ricapitoli le energie e distingui il confine universale tra benessere e malessere che è un cascame terreno del confine universale tra il bene e il male, ti accorgi di un incomodo che hai l'impressione di portare addosso chissà da quanto tempo, e allora ti guardi istintivamente la mano destra, se sei destrimano, e lì trovi la famosa spada insanguinata; poi ancora istintivamente ti giri indietro e vedi il sangue, e sopra il sangue tutte le tue vittime.
lunedì 27 luglio 2015
mercoledì 22 luglio 2015
Sulla felicità a oltranza
"Mi sono sempre chiesto se la felicità si potesse metter via, come i soldi, per tirarla fuori nei momenti di bisogno (...)"
sabato 20 giugno 2015
"Ci sono parecchie cose in questa Italia che io non capisco (...)"
(... ) Questo paese è in bancarotta. Non c'è una solida base per queste opere grandiose. La prosperità che dovrebbero indicare è una finzione. Non ci sono soldi nelle casse del tesoro e, dunque, invece che rafforzarlo, lo indeboliscono. L'Italia ha realizzato la sua aspirazione più cara ed è diventata uno stato indipendente. E, così facendo, ha attratto un elefante nella lotteria politica. Non ha nulla con cui alimentarlo. Senza alcuna esperienza in campo amministrativo, si è gettata in spese inutili di ogni tipo e ha affondato il proprio erario quasi in un solo giorno. Ha scialacquato milioni in una marina di cui non aveva bisogno e, alla prima occasione in cui ha fatto entrare in azione il suo nuovo giocattolo, il disastro è stato enorme. (...)
Mark Twain "In questa Italia che non capisco" (estratti da "The Innocents abroad" 1869)
sabato 13 giugno 2015
Fare i puzzle
E infatti, per tornare al tema, secondo me a Michele delle tette di lei non gliene è mai fregato niente, non le ha neanche viste interiormente e con gli occhi della mente, e il cono di luce delle sue intenzioni più intime non andrà mai a illuminare delle tette perché secondo me a lui quello che piace moltissimo e avere della compagnia, che deve esser sempre stato il suo sentimento di riferimento.
Cioè fare i puzzle in due, che è più bello che farli da soli, oppure leggere i giornalini in due, anche in due stanze diverse, ma nella stessa casa, che è diversissimo da leggere un giornalino da soli in casa propria, perché è strano come uno, a fare esattamente la stessa cosa in casa sua e a farla in casa di un altro, delle volte quello che a casa tua ti sembrerebbe insopportabile, soltanto perché sei a casa di un altro diventa immediatamente non soltanto sopportabile ma addirittura gradevole. E la stessa cosa vale esattamente uguale anche per il fare una cosa da soli e farla in due, solo pe ril fatto di essere in due, e questo è un tipo di emozione che in certi periodi io credo di capire benissimo.
Cioè fare i puzzle in due, che è più bello che farli da soli, oppure leggere i giornalini in due, anche in due stanze diverse, ma nella stessa casa, che è diversissimo da leggere un giornalino da soli in casa propria, perché è strano come uno, a fare esattamente la stessa cosa in casa sua e a farla in casa di un altro, delle volte quello che a casa tua ti sembrerebbe insopportabile, soltanto perché sei a casa di un altro diventa immediatamente non soltanto sopportabile ma addirittura gradevole. E la stessa cosa vale esattamente uguale anche per il fare una cosa da soli e farla in due, solo pe ril fatto di essere in due, e questo è un tipo di emozione che in certi periodi io credo di capire benissimo.
lunedì 8 giugno 2015
La vita è orribile e meravigliosa
Ho appreso a vivere semplice e saggia
a guardare il cielo, a pregare Iddio,
e a vagare a lungo innanzi sera,
per fiaccare un’inutile angoscia.
a guardare il cielo, a pregare Iddio,
e a vagare a lungo innanzi sera,
per fiaccare un’inutile angoscia.
Quando nel fosso freme la lappola
e il sorbo giallo-rosso piega i grappoli,
compongo versi colmi di allegria
sulla vita caduca, caduca e bellissima.
e il sorbo giallo-rosso piega i grappoli,
compongo versi colmi di allegria
sulla vita caduca, caduca e bellissima.
Ritorno. Un gatto piumoso mi lecca
il palmo, fa le fusa più amoroso,
e un fuoco vivido divampa al lago
sulla torretta della segheria.
il palmo, fa le fusa più amoroso,
e un fuoco vivido divampa al lago
sulla torretta della segheria.
Solo di rado un grido di cicogna,
volata fino al tetto, squarcia il silenzio.
E se tu busserai alla mia porta,
mi sembra, non sentirò nemmeno.
volata fino al tetto, squarcia il silenzio.
E se tu busserai alla mia porta,
mi sembra, non sentirò nemmeno.
(A. Achmatova-1912)
Mare mare
-Guarda chi è arrivato, saluta la zia.
-No
-Lele, non alzare la sabbia
-Ehi, ciao ben arrivati
-Filippo aspetta che devo metterti la
crema
-Mamma posso fare il bagno?
-No che hai appena fatto colazione,
stai un po' all'ombra
-Mamma,vieni ad aiutarmi a prendere i
pesci.
-Allora stasera dove andate a vedere la
Juve?
-E'mio, mamma, Samuele mi ha preso il
camion.
- Riccardo, gioca con la ruspa
-Cocco, coccobello
-A che ora siete partiti, c'era
traffico?
-Mamma ho fame
-Fra poco andiamo a pranzo
-Numero 44, l'hamburger è pronto
-Vieni ad asciugarti che prendi freddo
-Mamma ho sete, voglio un succo di
frutta
-Massaggio, massaggio
-Numero 45, la piada è pronta
-Io vengo qui da quasi 50 anni per tre
mesi, tutte le mattine mi alzo alle 5, vado al molo dai pescatori,
torno a casa, pulisco il pesce e alle 7.30 prendo il caffé con mia
moglie che si è appena alzata
-La Lisa sta facendo la dieta del
gruppo sanguigno, dice che si sente molto meglio
-Numero 46 la caprese è pronta
-Sofia se non finisci la piada non ti
prendo il gelato
-Braccialetti, anelli, orecchini, roba
buona a poco prezzo.
-Papà ma come si muore?
-Eh, ci sono tanti modi per morire
-Tipo quali? Dimmene uno.
-Ma perché devi pensare a queste cose?
Vai a fare il bagno.
-Francesca? Ma dov'è andata a finire?
-Stasera facciamo la grigliata.
-Ma non dovevate disturbarvi, potevamo
prenderci una pizza.
-Asciugamani in microfibra con cuscino
per lettino, asciugamani.
-Zia perché non stai a dormire da noi?
-Ma vivi da sola? Perché non hai un
marito? Allora dovresti prendere un animaletto.
-Vai già via?
-Lele saluta la zia che va a casa.
-No
(Scuola media di letteratura russa: descrivi una giornata)
giovedì 4 giugno 2015
La zona dell'angoscia
A quest'atmosfera di sogno e d'inquietudine che lo faceva muovere attraverso le giornate come un sonnambulo, Erdosain aveva dato un nome: "la zona dell'angoscia". Erdosain immaginava l'esistenza di questa zona sopra il livello della città, a due metri di altezza; graficamente la vedeva nella forma di quelle regioni di saline e deserti che nelle carte geografiche sono indicate con degli ovali di puntini, a milioni come le uova di un'aringa.
Questa "zona d'angoscia" era la conseguenza della sofferenza umana. E, come una nube di gas velenoso, si spostava pesantemente da un punto all'altro, penetrando nei muri e attraversando le case senza perdere la sua forma piana e orizzontale; angoscia bidimensionale che, ghigliottinando le gole, vi lasciava un lontano sapore di singhiozzo.
Questa era la spiegazione che Erdosain dava a se stesso, quando sentiva la prima nausea del dolore.
Cosa sto facendo della mia vita?, si dcieva in quei momenti, e forse con questa domanda sperava di chiarirsi le origini dell'ansia che gli faceva desiderare un'esistenza nella quale il domani non fosse la continuaizone dell'oggi con la stessa misura del tempo ma qualcosa di diverso e di sempre inatteso; come nei film americani nel quali il mendicante di ieri è il capo della società segreta di oggi e la dattilohrafa avventuriera è una milionaria in incognito. (...)
Questa "zona d'angoscia" era la conseguenza della sofferenza umana. E, come una nube di gas velenoso, si spostava pesantemente da un punto all'altro, penetrando nei muri e attraversando le case senza perdere la sua forma piana e orizzontale; angoscia bidimensionale che, ghigliottinando le gole, vi lasciava un lontano sapore di singhiozzo.
Questa era la spiegazione che Erdosain dava a se stesso, quando sentiva la prima nausea del dolore.
Cosa sto facendo della mia vita?, si dcieva in quei momenti, e forse con questa domanda sperava di chiarirsi le origini dell'ansia che gli faceva desiderare un'esistenza nella quale il domani non fosse la continuaizone dell'oggi con la stessa misura del tempo ma qualcosa di diverso e di sempre inatteso; come nei film americani nel quali il mendicante di ieri è il capo della società segreta di oggi e la dattilohrafa avventuriera è una milionaria in incognito. (...)






